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Record di vittime nel Mediterraneo: a settembre il 20 per cento dei migranti morti o dispersi

I dati dell'Ispi mostrano come settembre sia stato il mese con il maggior numero di morti nel Mediterraneo

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 1 Ott. 2018 alle 14:07 Aggiornato il 1 Ott. 2018 alle 14:11
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Immagine di repertorio

Quasi il 20 per cento dei migranti partiti dalle coste africane per raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo è morto o disperso nel solo mese di settembre, che risulta così essere il periodo di tempo con il più alto tasso di mortalità.

A darne notizia sono i dati riportati nel report aggiornato dell’Istituto Ispi che spiega come, in termini assoluti, almeno 867 migranti risultano morti o dispersi negli ultimi 4 mesi sulla rotta che dalla Libia porta all’Europa.

Includendo anche i migranti partiti dalla Tunisia, il numero dei morti sale a 970.

“È un numero equivalente a 8,1 morti al giorno. Più che doppio rispetto al periodo delle politiche Minniti, di 3,2 morti al giorno, e non lontano dai 12 morti al giorno registrati nei 12 mesi precedenti il calo degli sbarchi, quando dalla Libia partivano quasi 17mila migranti al mese anziché i poco più di 3mila al mese del governo Conte”, ha  spiegato a Repubblica il ricercatore Matteo Villa.

“In questi quattro mesi, il tasso di mortalità è stato del 6,8 per cento. Più che triplo rispetto al tasso di morte medio nel Mediterraneo centrale nel 2014-2017 (2,1 per cento). Per confronto, il periodo delle ‘politiche Minniti’ (luglio 2017 – maggio 2018) aveva fatto registrare un tasso di mortalità identico a quello degli anni precedenti (2,1 per cento)”.

Secondo i dati dell’Ispi, dunque, i 4 mesi di politiche migratorie messe in campo dal ministro dell’Interno Salvini corrispondono ad un periodo di forte aumento del numero di morti e dispersi nel Mediterraneo.

Confrontando i dati del periodo Salvini con quelli in cui il Viminale era retto da Minnti, si evince che le politiche dell’ex ministro dell’Interno hanno portato ad un calo dei morti e dei dispersi in mare che ha coinciso con la diminuzione degli sbarchi in Italia.

Guardando invece ai 4 mesi del periodo Salvini, si è registrata un’ulteriore riduzione degli arrivi pari al 48 per cento, ma allo stesso tempo si è registrato un forte incremento del numero dei morti e dispersi in mare, che risulta essere più che raddoppiato.

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