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Nauru, la denuncia di MSF: “I migranti non hanno speranza nel futuro, si stanno lasciando morire”

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Credit: Getty Images

Le équipe della Ong hanno assistito anche bambini di 9 anni con episodi di autolesionismo, pensieri suicidi o con già alle spalle tentativi di togliersi la vita

Nauru, l’isola del Pacifico che si trova a più di 3mila chilometri a nord-est dalle coste australiane, è tristemente famosa come luogo di confinamento dei migranti che cercano di entrare in Australia.

Più volte le organizzazioni non governative hanno denunciato le condizioni in cui i profughi sono costretti a vivere, chiedendo al governo la loro evacuazione e la fine della politica australiana di detenzione extraterritoriale.

I dati di MSF – Il 3 dicembre 2018 Medici Senza Frontiere, molto attivo su questo fronte, ha diffuso i primi dati medici indipendenti sull’impatto sulla salute mentale di rifugiati e richiedenti asilo a Nauru a seguito delle politiche migratorie del governo.

Il rapporto medico “Disperazione senza fine” mostra come la sofferenza psicologica a Nauru sia tra le più gravi che MSF abbia mai osservato in tutto il mondo.

“I dati medici che diffondiamo oggi confermano la realtà straziante di cui sono stata testimone a Nauru”, ha dichiarato Sara Giorgi, psicologa e coordinatrice delle attività di salute mentale nell’isola di Nauru.

“Ogni giorno la preoccupazione del nostro team era capire quali dei nostri pazienti avrebbero potuto tentare di togliersi la vita. Dopo cinque anni di attesa senza alcuna prospettiva, le persone hanno perso ogni speranza”.

Tra i 208 richiedenti asilo e rifugiati assistiti da MSF a Nauru, 124, ossia il 60 per cento, hanno pensato di togliersi la vita e 63 hanno tentato il suicidio.

Inoltre, a 12 pazienti, tra adulti e bambini, è stata diagnosticata la “sindrome da rassegnazione”, una rara condizione psichiatrica in cui le persone arrivano a uno stato semicomatoso, sono incapaci anche di mangiare o bere, e hanno bisogno di cure mediche per restare in vita.

Sulle condizioni di salute dei migranti che si trovano a Nauru, hanno spiegato da Medici senza Frontiere, incidono sicuramente i traumi derivanti da guerre o detenzioni a cui sono stati sottoposti in precedenza, ma le condizioni di vita sull’isola hanno danneggiato ulteriormente la loro salute mentale.

MSF, nel suo report, ha spiegato che “il 65 per cento dei pazienti tra richiedenti asilo e rifugiati sente di non avere più controllo sulla propria vita, e proprio questi pazienti sono risultati i più inclini a tentare il suicidio o a sviluppare condizioni psichiatriche gravi”.

Nessuna speranza – Le politiche di confinamento, spiegano ancora da MSF, ha distrutto le speranze per il futuro e la salute mentale dei migranti detenuti a Narau. “È disumano essere costretti a pensare che l’unico modo per riavere la propria libertà sia morire”.

A peggiorare non sono solo le condizioni di salute degli adulti, ma anche quelle dei bambini. Le équipe della Ong infatti hanno assistito anche bambini di 9 anni con episodi di autolesionismo, pensieri suicidi o con già alle spalle tentativi di togliersi la vita.

Le condizioni di vita sull’isola hanno avuto effetti negativi anche sui residenti originali di Nauru: quasi la metà presentava sintomi di psicosi e molti necessitavano di un ricovero psichiatrico che non era disponibile sul posto.

Le cure fornite da MSF, però, hanno avuto degli effetti positivi sopratutto sulla popolazione autoctona, segno che “vivere bloccati da politiche di detenzione indefinita crea una disperazione costante che impedisce alle persone di migliorare”, ha spiegato il dottor Stewart Condon, presidente di MSF Australia.

Il governo dell’Australia, nonostante le numerose denunce dell’Ong, non ha cambiato il suo atteggiamento nei confronti dei migranti e ha anzi costretto MSF a lasciare l’isola da ottobre, incurante dei bisogni sanitari delle persone trattenute a Nauru.

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