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L’altra faccia delle favelas di Rio de Janeiro

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Un giornalista americano è entrato nelle favelas della città brasiliana per raccontare una storia che va oltre criminalità e violenza per scoprire la loro bellezza

Il 25 per cento della popolazione di Rio de Janeiro vive nelle favelas, sobborghi aggrappati alle colline che circondano la città costruiti senza un piano urbanistico né alcuna supervisione da parte delle autorità cittadine.

Sono spesso associate alla povertà, alla criminalità, al traffico di droga e alla violenza, ma sono anche piccoli universi colorati dove gli abitanti danno vita a soluzioni creative che si sottraggono alle regole dello stato e fanno fronte all’assenza totale di sostegno da parte della pubblica amministrazione.

Come a Rocinha, la più grande favela di Rio, comunità autosufficiente, una città nella città dove è stata l’iniziativa e l’ingegnosità dei residenti a trovare soluzioni per la fornitura di servizi come l’elettricità, l’acqua corrente o il sistema fognario.

O come Vidigal, dove un residente locale, Paulo, ha ripulito dall’immondizia un fianco della collina e l’ha trasformato in un giardino con frutteto, senza chiedere il permesso a nessuno perché, dopotutto, non c’era nessuno a cui chiederlo.

Ma sono fioriti anche spazi dedicati all’arte, alla musica e all’istruzione dei più giovani. E a volte sono angoli delle stesse favelas a diventare opere d’arte, la testimonianza dell’amore dei suoi abitanti per la bellezza, quasi del loro riscatto.

Ignorati e trascurati dalle autorità che non intendono investire in luoghi che considerano di nessun valore, meri ricettacoli di povertà e criminalità, i residenti delle favelas fanno da sé e i risultati possono essere sorprendenti.

Ma sarebbe scorretto omettere che i cartelli della droga continuano ad avere su questi luoghi una grandissima influenza economica e sociale. 

Nel 2008, le autorità di Rio hanno lanciato un’operazione per portare ordine e legalità nelle favelas, chiamandola “pacificazione”, e schierando le forze speciali della polizia per espellere le bande criminali.

Tuttavia, i gruppi in difesa dei diritti umani sostengono che la polizia brasiliana sia largamente corrotta e che utilizzi mezzi estremamente brutali, tanto che gli abitanti delle favelas erano restii all’idea di vederla entrare nei loro quartieri ad armi spianate.

L’operazione ha avuto successo nelle favelas più piccole, ma non in molte altre, e con il passare degli anni l’influenza dei signori della droga è tornata a farsi sentire. 

La criminalità e la violenza sono solo due aspetti della vita e dell’anima delle favelas: Johnny Harris è entrato per Vox nelle periferie di Rio per raccontare una storia più complessa. Qui sotto il video:

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