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La storia d’amore di Donald Trump per le criptovalute

Immagine di copertina
Il presidente Usa Donald Trump firma il GENIUS Act, la legge quadro per le criptovalute. Credit: Daniel Torok/White House - AG

La famiglia del presidente Usa ha trasformato la Casa Bianca in una zecca privata digitale, intrecciando potere esecutivo e speculazione. Il conflitto di interessi potrebbe raggiungere cifre da capogiro. Ma il conto tocca agli Stati Uniti

Milioni di dollari polverizzati in pochi minuti. Il 22 settembre 2025 $TRUMP, il “memecoin” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha perso circa l’8 per cento del suo valore nel giro di cinque minuti. Si tratta di una delle criptovalute ispirate ai meme tipici di Internet, che può essere acquistata e venduta liberamente sui mercati online. Poco prima del suo insediamento, Trump ne ha lanciata una.
«Il mio NUOVO meme ufficiale di Trump è QUI! È ora di celebrare tutto ciò che rappresentiamo: VINCERE!», aveva scritto su X il 17 gennaio. Ad accompagnare il post c’era un disegno di Trump con il motto «FIGHT, FIGHT, FIGHT», («COMBATTERE, COMBATTERE, COMBATTERE»), un riferimento al tentato assassinio da lui subito. Poco dopo quell’annuncio è stata la volta di $MELANIA, moneta in onore della first lady, anch’essa in calo sui mercati a fine settembre. Molti temono che queste e altre iniziative del ​​presidente degli Stati Uniti e della sua famiglia nel settore delle criptovalute possano sollevare questioni etiche mai considerate prima, sovrapponendo i concetti di profitto privato e carica pubblica.

Controversie
Non è noto quale tornaconto personale Trump possa aver ricavato da questi memecoin. Il sito gettrumpmemes.com indica che, sebbene la criptovaluta ha il sostegno del presidente degli Stati Uniti, non ha «nulla a che fare con alcuna campagna politica», specificando che la Trump Organization, una holding che gestisce le attività imprenditoriali di Trump, e Fight Fight Fight LLC possiedono l’80% delle monete. Oppositori come la senatrice democratica Elizabeth Warren temono invece che Trump possa sfruttare la presidenza per accrescere il patrimonio della sua famiglia. Norman Eisen, ex consigliere per l’etica di Barack Obama, ha dichiarato che gli affari di Trump con le criptovalute potrebbero rappresentare «il peggior conflitto di interessi nella storia moderna della presidenza».
Un’inchiesta del New York Times sostiene che il nascente impero delle criptovalute di Trump ha «cancellato prassi vecchie di secoli, demolendo il confine tra impresa privata e politica governativa, in un modo che non ha precedenti nella storia americana moderna». In risposta alle accuse la vice portavoce della Casa bianca, Anna Kelly, ha rilasciato una nota, in cui ha affermato che i suoi beni sono collocati «in un trust gestito dai suoi figli» e che non vi è stato alcun conflitto di interessi. A maggio il senatore democratico Jeff Merkeley (Oregon) ha presentato un disegno di legge per porre fine alla corruzione tramite le criptovalute, che vieterebbe al presidente e ad altri esponenti dell’amministrazione di «emettere, approvare o sponsorizzare criptovalute». La proposta è prevalentemente sostenuta dai democratici, quindi è improbabile che venga approvata dalla Camera e dal Senato, controllati dai repubblicani.

Affari tra parenti
Le incursioni di Trump nel settore delle criptovalute sono un affare di famiglia. I suoi figli Don Jr, Eric e Barron hanno fondato World Liberty Financial (WLFI) nel settembre 2024, mesi prima della seconda cerimonia di insediamento di Trump. Inizialmente, il presidente era indicato sul sito come «chief crypto advocate» («promotore capo delle criptovalute»), anche se il suo titolo è stato poi cambiato in «co-fondatore emerito». Il sito afferma che la modifica è avvenuto al momento del suo insediamento. Oltre ai suoi figli, il sito di WLFI cita nel team dell’organizzazione l’inviato speciale, e negoziatore di Trump, in Medio Oriente Steven Witkoff, e il figlio di Witkoff, Zach. Secondo i Trump, la nascita di WLFI dovrebbe segnare «l’inizio di una rivoluzione finanziaria» destinata a rendere le criptovalute più facili da usare. Eppure, i critici sostengono che rappresenti un’opportunità per il presidente di trarne vantaggio economico, grazie ai suoi legami con l’azienda.
Le critiche sono continuate quando a settembre 2025 hanno fatto il loro debutto i token WLFI, arrivati a toccare i 40 centesimi a moneta, accrescendo enormemente la ricchezza della famiglia Trump. Recentemente Eric Trump ha anche fondato American Bitcoin. Una società che, secondo quanto affermato in un comunicato stampa, estrarrà e accumulerà bitcoin, la criptovaluta che attualmente vale di più, e farà anche leva su «acquisti opportunistici» della criptovaluta. Al momento del suo debutto sui mercati, si stimava che la partecipazione dei figli di Trump in American Bitcoin ammontasse a circa 1,5 miliardi di dollari (1,26 miliardi di euro).

Prodotti cripto
A lungo scettico delle criptovalute, Trump aveva dichiarato in passato di «non essere un fan» del bitcoin. Da allora sembra aver cambiato idea. Poco prima di tornare alla Casa bianca, ha infatti dichiarato di voler fare degli Stati Uniti «la capitale mondiale delle criptovalute». Un primo segnale dell’interesse di Trump per questi strumenti si è registrato quando ha tenuto un discorso a una conferenza sui bitcoin a Nashville, in Tennessee, nel luglio 2024, diventando il primo candidato alla presidenza di uno dei principali partiti statunitensi a farlo. In quanto capo dell’esecutivo, Trump contribuisce a definire e far rispettare la politica sulle criptovalute, lo stesso ambito in cui ora operano le aziende della sua famiglia. Secondo il Wall Street Journal, il patrimonio della famiglia Trump in criptovalute, almeno sulla carta, ha superato i 5 miliardi di dollari, più dell’ingente patrimonio immobiliare del magnate newyorkese.
Alcuni temono che sia arrivata l’ora di aggiornare le “clausole sugli emolumenti”, introdotte nella Costituzione degli Stati Uniti nel 1789 per proteggere la presidenza da influenze corruttive, vietando ai leader statunitensi di accettare donazioni da governi stranieri. In un’epoca di guerra commerciale, queste preoccupazioni non sono mere ipotesi. Lo scorso maggio, dopo l’aumento dei dazi sul Messico da parte degli Stati Uniti, una società quotata al Nasdaq con sede in Messico, ha dichiarato che avrebbe raccolto fino a 20 milioni di dollari per acquistare monete $TRUMP.
L’amministratore delegato di questa società, Freight Technologies (Fr8Tech) ha affermato che l’accordo era vantaggioso sia economicamente che politicamente. «Riteniamo che l’aggiunta dei token ufficiali di Trump (sia) un modo efficace per promuovere un commercio equo, equilibrato e libero tra Messico e Stati Uniti», ha spiegato l’ad Javier Selgas.
Acquistando la memecoin di Trump, un’azienda come Fr8Tech può sia alimentari gli interessi finanziari della famiglia Trump sia sperare di ottenere un trattamento di favore nelle decisioni di politica commerciale. A dare ulteriore adito alle critiche è stata una cena organizzata da Trump nel suo club in Virginia per i maggiori investitori in $TRUMP.

Credenziali
Trump è il presidente più favorevole alle criptovalute di sempre. A marzo, ha firmato un ordine esecutivo per istituire una riserva strategica nazionale di bitcoin, creando così una riserva governativa della risorsa che considera un simbolo del dominio degli Stati Uniti nell’ambito degli asset digitali. Inoltre David Sacks, lo “zar” di Trump per l’intelligenza artificiale e le criptovalute, ha preso posizioni senza precedenti sull’adeguamento delle “regole del gioco” sulle criptovalute.
Durante la presidenza Trump, la Securities and Exchange Commission, l’ente federale preposto alla vigilanza dei mercati, si è schierata a favore delle criptovalute, abbandonando l’approccio dell’era Biden. Questa svolta si è accompagnata alla rinuncia alle cause intentate contro importanti aziende cripto come Coinbase.
Anche se la crescita degli investimenti nelle criptovalute sta beneficiando economicamente la famiglia Trump, questa potrebbe rivelarsi una vittoria di Pirro per il presidente. Se i democratici riuscissero a prevalere alle elezioni di medio termine del 2026, potrebbero usare la maggioranza nella Camera dei rappresentanti per accendere i riflettori sui legami del presidente con il mondo cripto, mettendo in evidenza i possibili conflitti di interesse del presidente.

Traduzione di Giulio Alibrandi. © 2025, TheConversation.com
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