Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 14:37
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Home » Esteri

Ucciso da due finti musulmani

Immagine di copertina

L'appello alla calma e alla responsabilità del fratello del poliziotto ucciso al Charlie Hebdo: l'islam è una religione di amore

Ahmed Merabet, l’agente di polizia di 42 anni che ha perso la vita nel corso dell’attentato alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, è stato ucciso da un atto barbaro per mano di alcuni “finti musulmani”.

È quanto ha riferito il fratello di Ahmed Merabet, Malek. L’uccisione di Ahmed è stata mostrata ripetutamente dai media di tutto il mondo subito dopo l’attacco di mercoledì 7 gennaio alla redazione di Charlie Hebdo.

Ahmed, che era di ronda in bicicletta, è stato chiamato sulla scena dell’incidente ed è giunto in loco poco prima della fuga degli aggressori.

Ha tirato fuori la pistola ed è stato attaccato dai due fratelli franco-algerini Cherif e Said Kouachi che avevano da poco attaccato la sede del settimanale francese.

Per alcuni istanti – ha raccontato Rocco Contento, dell’11esimo arrondissement di Parigi, dove Ahmed era di base – si è trovato faccia a faccia con i responsabili della strage a Charlie Hebdo.

Gli hanno sparato con un kalashnikov: prima alla testa e poi anche all’inguine, facendolo cadere inerme in terra circondato da una pozza di sangue. 

Nel filmato si vede Ahmed Merabet che si protegge con un braccio mentre il secondo assalitore si avvicina e gli chiede: “Vuoi ucciderci?”. Ahmed risponde: “No, va bene così.” Senza alcuna pietà, gli attentatori in fuga lo uccidono.

“Mio fratello era un musulmano ed è stato ucciso da due terroristi, due finti musulmani”, ha detto Malek Merabet in una conferenza stampa.

“L’islam è una religione di pace e amore… mio fratello era fiero di chiamarsi Ahmed Merabet, di rappresentare la polizia francese e di difendere i valori della Repubblica: libertà, uguaglianza, fraternità”.

La famiglia Merabet è rimasta scandalizzata dalla pubblicazione della foto di Ahmed, sulla copertina del settimanale politico francese Le Point.

Malek Merabet ha lanciato un appello alla responsabilità di ciascuno, indirizzandosi in modo particolare a coloro che ha definito “razzisti, islamofobi e antisemiti”.

“Voglio indirizzarmi ora a tutti i razzisti, islamofobi e antisemiti. Non bisogna confondere estremisti e musulmani. I pazzi non hanno né colore né religione. E voglio dire un’altra cosa: la violenza non ci riporterà i nostri morti e non pacificherà le nostre famiglie”.

Ahmed era importante per la sua famiglia, soprattutto da quando il padre morì vent’anni fa, ha detto Malek al Guardian. Ahmed era cresciuto a Livry-Gargan, nel nordest di Parigi, ed era entrato in polizia otto anni fa.

Su Twitter, insieme a #JeSuisCharlie, tra l’8 e il 9 gennaio è circolato molto in rete anche #JeSuisAhmed, che ricorda che tra le vittime dell’attentato alla redazione di Charlie Hebdo c’è stato anche un musulmano, Ahmed Meradet appunto.

Lo scrittore e attivista libanese Dyab Abou Jahjah ha twittato: “Io non sono Charlie. Io sono Ahmed, il poliziotto ucciso. Charlie ridicolizzava la mia fede e la mia cultura, e io sono morto per difendere il suo diritto nel fare tutto ciò. #JeSuisAhmed”.

Ti potrebbe interessare
Esteri / India, adolescente decapita la sorella con l’aiuto della madre
Esteri / Processo a Patrick Zaki: firmato ordine di scarcerazione in attesa dell’udienza del primo febbraio
Esteri / La foto di famiglia del deputato Usa tra albero di Natale e armi. È polemica
Ti potrebbe interessare
Esteri / India, adolescente decapita la sorella con l’aiuto della madre
Esteri / Processo a Patrick Zaki: firmato ordine di scarcerazione in attesa dell’udienza del primo febbraio
Esteri / La foto di famiglia del deputato Usa tra albero di Natale e armi. È polemica
Esteri / Francia, scontri al primo comizio di Zemmour: il candidato di estrema destra afferrato al collo
Esteri / “La vaccinazione può proteggere da questo”, ospedale tedesco mostra tutti farmaci usati contro il Covid in terapia intensiva
Cronaca / Aung San Suu Kyi condannata a quattro anni di carcere
Esteri / Papa Francesco a Lesbo tra i richiedenti asilo: “Fermiamo questo naufragio di civiltà”
Esteri / Orrore in Germania, cinque morti in una casa: tre sono bambini
Esteri / Il canale della morte: il fotoreportage sulla strage nella Manica su TPI
Esteri / Papa Francesco: “La morte va accolta, non somministrata”