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Ma Trump è pazzo?

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Credit: Unsplash

Ha superato la visita medica annuale, ma 30 psichiatri hanno pubblicato sul British Medical Journal una lettera in cui lo definiscono “mentalmente inidoneo a ricoprire la carica”. Per la nipote Mary L. Trump, la sua personalità è stata plasmata dal contesto familiare in cui è cresciuto: madre assente, padre sociopatico. Le perplessità sulla salute mentale del presidente Usa sono ormai apertamente discusse. E la sua popolarità tra gli elettori sta precipitando

Un anno fa, nel Golf Club di Turnberry, sulla costa sud-occidentale della Scozia, Donald Trump e Ursula von der Leyen stavano tenendo una conferenza stampa congiunta dopo aver raggiunto l’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea. Quando una giornalista ha fatto una domanda sulla gestione dell’immigrazione in Europa, la risposta di von der Leyen è durata circa 30 secondi, poi è toccato intervenire a Trump. Anche il presidente americano ha liquidato la questione migratoria in mezzo minuto. Ma, concluso il suo ragionamento, anziché restituire la parola ai media, ha cambiato discorso: «Un’altra cosa che voglio dire all’Europa – ha osservato – è che non permetteremo che venga costruito un mulino a vento negli Stati Uniti». Di lì ha iniziato un monologo di oltre due minuti contro le pale eoliche che farebbero impazzire le balene e ucciderebbero gli uccelli.

Se si trattasse di un episodio isolato, si potrebbe dire che Trump si è lanciato in un bizzarro ma legittimo “off topic”. Invece, questa è la norma. In questi anni il tycoon ha abituato chi lo ascolta a improvvise e lunghe divagazioni. 

Durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali, in un comizio a Milwaukee, condensò in pochi minuti temi distanti tra loro come la sicurezza nazionale, il cambiamento climatico e la sua personale prestanza fisica: «Passava da un argomento all’altro così rapidamente che a volte era difficile capire cosa volesse dire», commentò l’Associated Press. Lo scorso febbraio, intervenendo a un evento religioso a Capitol Hill, il presidente ha lasciato tutti sbigottiti quando ha paragonato un incidente aereo al gioco del golf.

Come accaduto a Joe Biden – che due anni fa fu convinto a ritirarsi dalla corsa alla Casa Bianca per il suo presunto declino cognitivo – le perplessità sulla salute mentale di Trump, 80 anni appena compiuti, hanno iniziato a strisciare silenziosamente, ma, con il passare del tempo, il moltiplicarsi delle sue uscite sconclusionate e rocambolesche ha fatto emergere il tema fino a interrogare alcune tra le più autorevoli testate del giornalismo statunitense, e non solo.

Capacità cognitive
Lo scorso 11 maggio sul British Medical Journal è stata pubblicata una lettera firmata da trenta psichiatri e altri medici specializzati in salute mentale statunitensi, in cui si afferma che il presidente «non è mentalmente idoneo a ricoprire la carica» e che ciò rappresenta un «pericolo» per il mondo. 

I camici bianchi hanno notato in lui «segni oggettivamente osservabili di gravi problemi di salute» e un «marcato deterioramento delle funzioni cognitive», citando «episodi di apparente sonnolenza durante procedimenti pubblici cruciali», «grave compromissione del giudizio e del controllo degli impulsi» e «significativa perdita di autocontrollo», nonché «convinzioni grandiose e deliranti, tra cui affermazioni di infallibilità e un’immagine di sé come Papa che suggerisce una missione divina». 

Tre settimane dopo, la Casa Bianca ha diffuso il bollettino sulla visita medica a cui il presidente è chiamato a sottoporsi una volta all’anno. La relazione – redatta dal dottor Sean P. Barbabella sulla base di esami diagnostici, analisi di laboratorio e consulti con ventidue specialisti – conclude che Trump «rimane in ottima salute», con «un’ottima funzionalità cardiaca, polmonare, neurologica e fisica generale»: nello specifico, le sue prestazioni cognitive e fisiche sarebbero «eccellenti». Il tycoon, quindi, sarebbe «pienamente idoneo a svolgere tutti i doveri di Comandante in Capo e Capo di Stato».

The Donald ha colto la palla al balzo ed è immediatamente corso a sventolare gli esiti dei test sul suo social Truth: «I Democratici sono davvero sorpresi? In realtà, questo è il mio quarto test di questo tipo, tutti PERFETTI, ovvero 120 risposte corrette su 120 domande poste!», ha scritto: «Tutti i candidati alla presidenza e alla vicepresidenza dovrebbero essere obbligati a sostenere test cognitivi di elevata difficoltà». 

Più rumoroso di Biden
A gennaio, intervenendo al vertice annuale del World Economic Forum a Davos, in Svizzera, Trump ha più volte chiamato erroneamente la Groenlandia «Islanda». A marzo, parlando alla Casa Bianca, ha elogiato la sua portavoce, Karoline Leavitt, menzionandola con il nome di Kellyanne Conway, sua consigliera durante il primo mandato presidenziale.

I lapsus si sommano ad attacchi spesso scomposti rivolti contro altri capi di Stato o di governo. L’ultima a finire nel mirino è stata Giorgia Meloni («Mi ha fatto pena»), ma prima di lei era toccato, tra gli altri, a Keir Starmer («Non è Winston Churchill»), Friedrich Merz («Non sa di cosa parla») ed Emmanuel Macron, addirittura deriso imitandone l’accento francese. Senza dimenticare lo scatto d’ira verso Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale. Persino Papa Leone XIV è stato insultato, a più riprese, dal leader Usa. Che mal sopporta anche i giornalisti che osano fare domande.

«Trump dovrebbe ammettere apertamente il suo declino, fin troppo evidente», ha scritto l’editorialista americana Margaret Sullivan su The Guardian, mentre Jonathan Lemire ha osservato su The Atlantic che il peggioramento della salute mentale dell’attuale presidente è di un genere diverso rispetto a quello di Biden: nel perdere colpi, Sleeping Joe «si era fatto più pacato», mentre The Donald è diventato «ancora più rumoroso».

Lo scorso maggio, nella notte tra l’11 e il 12, a poche ore da una cruciale visita istituzionale a Pechino e nel mezzo della guerra contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti ha pubblicato sui social più di cinquanta post in tre ore, alternando immagini modificate di se stesso sulla banconota da 100 dollari e richieste di arresto degli oppositori politici. 

Infanzia difficile
Nel suo libro “Sempre troppo e mai abbastanza”, uscito negli Stati Uniti nel 2020 ma arrivato in Italia solo quest’anno (con Utet), Mary Lea Trump, figlia del fratello maggiore di Donald, sostiene che dietro la «ingiustificata spavalderia» di suo zio ci sono «debolezze e insicurezze patologiche». Il suo è un punto di vista doppiamente qualificato: la donna non solo ha frequentato l’attuale presidente per decenni, ma è anche una psicologa clinica. 

La tesi di fondo del libro è che la personalità di Trump – definito «l’uomo più pericoloso del mondo» – sia stata plasmata dal contesto familiare nel quale il tycoon è cresciuto. Sua madre Marianne viene descritta come una donna «spesso instabile e affettivamente dipendente», «incline all’autocommiserazione», assente sia sul piano fisico – per problemi di salute – sia su quello emotivo: «Era il tipo di madre che nei figli cercava conforto, anziché darlo», scrive la pronipote. Il padre Fred, invece, «non sembrava avere alcuna necessità emotiva», essendo «a tutti gli effetti un sociopatico ad alto funzionamento» che anche con i figli «stabiliva le sue priorità in base al tornaconto personale».

In casa Trump regnava così «un clima di pericolosa tensione», in cui il piccolo Donald sperimentò privazioni affettive che lo segneranno per tutta la vita e che lo portarono a costruirsi forme di difesa solide ma primitive, caratterizzate da «prepotenza, irriverenza, aggressività» e da «un’ostilità sempre più intensa verso il prossimo».
Secondo Mary L. Trump, suo zio oggi soddisfa tutti i nove requisiti della personalità narcisistica e presenta sintomi apparenti di disturbo di personalità antisociale, disturbo di personalità dipendente, disturbo dell’apprendimento e disturbo del sonno. Tuttavia, aggiunge la nipote, «le patologie di Donald sono così complesse e i suoi comportamenti così spesso inspiegabili che fare una diagnosi precisa ed esaustiva richiederebbe una lunga serie di test psicologici e neuropsicologici ai quali lui non accetterebbe mai di sottoporsi».

Declino
Nel settembre 2024, in piena campagna elettorale per le presidenziali, dopo il dibattito con Kamala Harris, Richard A. Friedman, professore di psichiatria clinica e direttore della clinica di psicofarmacologia del Weill Cornell Medical College di New York, ha scritto su The Atlantic: «Se il dibattito era un test cognitivo, l’ex presidente ha fallito». 

Secondo lo psichiatra, le prove di idoneità mentale puntualmente superate da Trump non basterebbero a rassicurare sulla sua salute psichica. «La maggior parte di questi test – si legge nell’articolo – è progettata per individuare disfunzioni cognitive piuttosto gravi e, come tali, relativamente facili da superare: pongono domande semplici come “Qual è la data?” e sfidano i partecipanti a scrivere la parola “mondo” al contrario o a formulare una frase completa». «Se un paziente si presentasse da me con l’incoerenza verbale, il pensiero divagante e il linguaggio ripetitivo che Trump dimostra regolarmente – aggiungeva Friedman – lo indirizzerei quasi certamente a una rigorosa valutazione neuropsichiatrica per escludere una malattia cognitiva».

Circa un anno dopo, nel luglio 2025, intervistato in un programma radiofonico, John Gartner, psicologo ed ex professore della Johns Hopkins University Medical School, ha affermato che nel presidente si notano «i segni classici della demenza, ovvero un grave deterioramento rispetto alle condizioni e alle funzioni di base di una persona». «Se si guardano i film degli anni Ottanta», ha osservato, Trump «era estremamente eloquente: era pur sempre un cafone, ma riusciva a esprimersi in paragrafi ben strutturati, mentre ora ha difficoltà a completare un pensiero, e questo rappresenta un enorme declino». «Avevo previsto prima delle elezioni che probabilmente sarebbe precipitato nel baratro prima della fine del suo mandato», ha aggiunto lo psicologo, «ma la situazione peggiorerà, questa è la mia previsione». Oggi, estate 2026, i presunti problemi di salute mentale del presidente sono apertamente discussi sui principali media del mondo.

Consenso in picchiata
Secondo un sondaggio commissionato da Reuters all’istituto Ipsos, il 61% dei cittadini americani descriverebbe Trump come una persona «diventata imprevedibile con l’età». Un’altra rilevazione, realizzata dal Pew Research Center, indica che la percentuale dei cittadini statunitensi che si dichiarano almeno «molto fiduciosi» rispetto al fatto che il presidente abbia le capacità mentali necessarie per svolgere il lavoro è scesa dal 39% di un anno fa al 32% attuale.

Un terzo sondaggio, svolto da Washington Post, Abc News e Ipsos, mostra che, per il 56% degli intervistati, il tycoon non possiede la lucidità mentale necessaria per guidare efficacemente la Casa Bianca, dato in aumento di 13 punti rispetto a maggio 2023.

Il prossimo novembre l’America sarà chiamata al voto per le elezioni di metà mandato. La popolarità di Trump è in calo da mesi: la maggioranza degli elettori sembra aver capito che non ci si può più fidare dell’uomo scelto (due volte) per governare il Paese. Meglio tardi che mai. Ma per il cambio della guardia bisognerà aspettare le presidenziali del 2029. Sempre che quel “matto” di Donald abbia abbandonato l’idea di violare la Costituzione e candidarsi al terzo mandato.

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