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Home » Esteri

Almeno 272 persone sono morte in Sud Sudan negli scontri tra fazioni rivali

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Gli scontri sono iniziati giovedì 7 luglio, quando le truppe fedeli al presidente Kiir si sono scontrate con quelle fedeli al vicepresidente Machar, l'ex capo dei ribelli

Pesanti scontri sono scoppiati di nuovo nella capitale del Sud Sudan Juba, all’indomani dell’appello del Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha chiesto al presidente Salva Kiir e al vicepresidente Riek Machar di cessare immediatamente le violenze che hanno provocato già decine di morti.

Gli scontri sono iniziati giovedì 7 luglio, quando le truppe fedeli al presidente Kiir si sono scontrate con quelle fedeli al vicepresidente Machar, l’ex capo dei ribelli, aumentando i timori che si possa ripiombare in una guerra civile come quella scoppiata nel 2013 e durata due anni e mezzo. 

Non c’è stato alcun bilancio ufficiale delle vittime, ma secondo una fonte del ministero della sanità almeno 272 persone, tra cui 33 civili, sono state uccise. Anche un peacekeeper cinese delle Nazioni Unite è stato ucciso.

Le violenze arrivano in concomitanza con il quinto anniversario dell’indipendenza dal Sudan, avvenuta il 9 luglio 2011, che ha fatto del Sud Sudan la nazione più giovane del mondo.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dopo una riunione di emergenza, ha chiesto ai due leader di “fare tutto il possibile per controllare le rispettive forze, per porre urgentemente fine ai combattimenti e prevenire la diffusione della violenza” e impegnarsi per rispettare l’accordo di pace siglato quasi un anno fa, nel mese di agosto 2015.

Dalla firma della pace però erano passati altri mesi, fino allo scorso aprile, prima che il vicepresidente Machar tornasse a Juba. E oggi, dopo gli ultimi scontri, la pace, che non è mai stata solida, sembra più debole che mai.

— LEGGI ANCHE: L’anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan che nessuno vuole ricordare

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