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Home » Esteri

La hostess che è sfuggita a un controllo antidroga con 30 chili di cocaina nella valigia

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La storia di una hostess che, per evitare un controllo antidroga, ha abbandonato la propria valigia in aeroporto riuscendo - provvisoriamente - a farla franca

Una hostess ha abbandonato una valigia all’aeroporto di Los Angeles contenente trenta chili di cocaina – per un valore di oltre due milioni di dollari – dopo essere stata casualmente fermata dalla polizia per un controllo. 

Ma è riuscita a fuggire perché nessuno degli agenti di sicurezza la ha inseguita dal momento che hanno focalizzato la propria attenzione sulla valigia rimasta incustodita, nel timore che fosse carica di esplosivi.

Appena la hostess Marsha Gay Reynolds, ex concorrente di Miss Jamaica, ha capito che stava per essere perquisita, si è tolta i tacchi e ha iniziato a correre, riuscendo a salire su un volo in partenza della compagnia aerea per cui lavora, la low cost JetBlue.

Il motivo della fuga è stato chiaro dopo pochi minuti, quando sono arrivati i cani antidroga che hanno fiutato la cocaina, divisa in 11 panette, all’interno del trolley.

La storia alla Jackie Brown – il celebre film di Quentin Tarantino con protagonista una hostess di colore che contrabbanda denaro sporco – è finita due giorni dopo quando la donna, ricercata dall’Fbi, si è costituita alla polizia di New York. 

Secondo alcune indiscrezioni dei media statunitensi non confermate, Reynolds il giorno successivo alla fuga avrebbe lavorato normalmente per la JetBlue perché la polizia non era ancora riuscita a identificarla.

Un giudice federale ha messo la donna agli arresti domiciliari e ha fissato una cauzione di 500 mila dollari in attesa del processo. Gli investigatori non credono sia la prima volta che Reynolds sfruttava il suo lavoro da hostess per contrabbandare droga.

“Non credo che nessuno si fiderebbe ad affidare una quantità simile al primo viaggio: stiamo parlando di cocaina per un valore di due milioni di dollari, probabilmente era un corriere esperto”, ha spiegato il capo della polizia aeroportuale di Los Angeles Marshall McClain.

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