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Home » Esteri

Negli ultimi vent’anni è scomparso un decimo delle terre selvagge della Terra

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Uno studio pubblicato di recente rivela che i territori incontaminati si stanno riducendo a un ritmo allarmante, Sudamerica e Africa pagano il prezzo più alto

I territori incontaminati del nostro pianeta stanno scomparendo a un ritmo allarmante: un decimo delle regioni selvagge della Terra è andato perduto negli ultimi vent’anni a causa dell’inarrestabile e inesorabile sviluppo umano.

A disegnare un quadro tanto fosco sono stati alcuni ricercatori con uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, giovedì 8 settembre 2016.

Secondo l’articolo, il Sudamerica e l’Africa sono le regioni più colpite dal fenomeno di degrado a causa delle attività umane: la prima ha perso il 30 per cento delle sue aree selvagge, mentre la seconda ha perso circa il 14 per cento.

Le cause principali sono l’agricoltura, il disboscamento per la produzione di legname e l’attività mineraria.

I ricercatori hanno mappato le aree selvagge del mondo, escluso l’Antartico, e hanno confrontato i risultati con una mappa del 1993 per la quale era stato usato lo stesso metodo.

Hanno rilevato che restano 30 milioni di chilometri quadrati di terre incontaminate, definite come regioni intatte dal punto di vista ecologico e biologico. Dal 1993 a oggi, secondo le loro stime, sono scomparsi oltre 3 milioni di chilometri quadrati di landa selvaggia.

“Questo è incredibilmente triste perché non c’è modo di compensare per quella perdita o ricreare quei posti. Una volta che sono scomparsi, sono andati per sempre, e questo ha gravi implicazioni in termini di biodiversità, di cambiamento climatico e di conservazione delle specie in via di estinzione”, ha detto il conservazionista James Watson, membro dell’Università del Queensland in Australia e della Società per la conservazione della fauna selvatica di New York.

Secondo Watson, che ha diretto lo studio, circa un quarto della superficie terreste del nostro pianeta è costituita da territori incontaminati, in particolare nell’Africa centrale, nella regione amazzonica, in nord Australia, negli Stati Uniti, in Canada e in Russia.

“Dobbiamo concentrarci sulla qualità dell’habitat e preservare quelle aree del pianeta su cui la vita umana non ha avuto impatto”, ha dichiarato ancora Watson. “Non abbiamo più molto tempo e non abbiamo più molto spazio. Se la società si chiedesse di cosa ha bisogno la natura, questi posti diventerebbero una priorità globale per le misure ambientali”.

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