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I risultati definitivi delle elezioni parlamentari in Nuova Zelanda

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Il Partito nazionale della Nuova Zelanda ha ottenuto 56 seggi in parlamento ma non bastano per formare un governo. Lo spoglio degli ultimi voti ha visto crescere il consenso nei confronti dei laburisti, che potrebbero aprire un tavolo di confronto con i populisti di NZF

Sono iniziate le consultazioni per la formazione del nuovo governo in Nuova Zelanda dopo le elezioni parlamentari dello scorso 23 settembre. L’ultimo blocco di voti è stato conteggiato due settimane dopo il giorno delle elezioni.

I risultati definitivi mostrano un aumento del consenso verso i laburisti, rispetto a quanto inizialmente conteggiato, ma nessuno dei partiti maggiori ha voti a sufficienza per poter formare un governo.

Le elezioni hanno visto sfidarsi il Partito nazionale della Nuova Zelanda, principale partito di centro-destra il cui leader è Bill English, e il Partito laburista di Jacinda Ardern. Più di 1,2 milioni di persone si sono recate alle urne, rispetto agli oltre 717mila del 2014.

Il partito di centrodestra guidato da Bill English ha conquistato 56 seggi sui 120 totali in parlamento. Nonostante il recupero registrato dallo spoglio dei voti speciali (come i voti dall’estero), i laburisti sono fermi a 46 seggi.

Entrambi i movimenti politici sono lontani dalla soglia dei 61 seggi necessari per dare vita a un esecutivo. Le consultazioni per la formazione di una coalizione di governo potrebbero protrarsi per mesi.

Il supporto dei partiti minori sarà fondamentale per raggiungere il risultato. In questo senso potrebbe essere importante l’appoggio di Winston Peters, il cui movimento populista New Zealand First (NZF) è riuscito a vincere nove seggi, uno in più dei Verdi.

Un governo a guida Partito nazionale/NZF avrebbe 65 seggi, mentre una maggioranza formata da Partito laburista, Verdi e New Zealand First ne otterrebbe 63. Winston Peters ha affermato che la decisione finale sarà presa entro il 12 ottobre.

Bill English ha lanciato segnali d’apertura al movimento populista, condividendo alcune posizioni del partito guidato da Peters. Secondo la leader laburista Jacinda Ardern, un confronto con NZF potrebbe partire da basi comuni come il miglioramento del sistema scolastico, l’aumento del salario minimo e un maggior impegno per risolvere la crisi abitativa.

Il sostegno al Partito nazionale è di 44,4 per cento, mentre Ardern ha il 36,9 per cento di preferenze. Al partito New Zealand First di Winston Peters il 7,2 ed ai Verdi il 6,3.

IL SISTEMA ELETTORALE

Il sistema elettorale neozelandese è misto, gli elettori devono esprimere due voti: il primo per un partito e l’altro per un candidato della propria circoscrizione.

Il parlamento ha una sola camera composta da circa 120 seggi, la cui distribuzione è legata al primo voto della scheda, quello per il partito.

Attualmente ad English mancherebbero quindi quattro seggi per avere la maggioranza. Il suo partito potrebbe formare un governo di coalizione grazie ai seggi di altri due partiti – il liberale ACT e il partito di destra New Zealand First – che hanno ottenuto rispettivamente lo 0,5 per cento e il 7,2 per cento.  

I PARTITI IN CORSA

Il Partito nazionale è stato al governo per nove anni e English, che ha 55 anni, è primo ministro dal 2016, ovvero da quando il suo predecessore John Key si è inaspettatamente dimesso a dicembre.

Bill English è il candidato premier del partito di centrodestra da tre mandati, in precedenza era stato per tre volte ministro delle Finanze.

Ex agricoltore, il candidato del Partito nazionale è stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 1990 e da quando è in carica ha votato contro leggi che proponevano l’introduzione nel paese dell’aborto, del matrimonio tra persone dello stesso sesso e dell’eutanasia.

Il Partito nazionale ha puntato molto sulla continuità con il passato, parlando di stabilità economica, lotta alle gang criminali e investimenti nelle infrastrutture.

Jacinda Ardern, 37 anni, è entrata a far parte del partito all’età di 17 anni ed è stata eletta in Parlamento nel 2008.

Ardern è diventata la candidata premier del Partito laburista solo in un secondo momento. Il primo candidato premier del partito di centrosinistra è stato Andrew Little, che però a fronte degli scarsi risultati prospettati dai sondaggi, lo scorso agosto, ha deciso di rassegnare le dimissioni.

A quel punto il suo vice Ardern è stata investita del ruolo di candidata premier. Subito dopo la nomina il partito ha goduto di un’ondata di popolarità. Ardern è stata in grado di attrarre l’elettorato giovane grazie ad alcuni importanti proposte inserite nel suo programma elettorale, tra cui il piano abitativo che prevede la costruzione di 100mila nuove case a prezzi accessibili, e rendere gratuiti i primi tre anni di studi universitari.

Sui giornali internazionali si è parlato di Ardern soprattutto per come ha risposto a una domanda su come conciliare la maternità e il lavoro durante una intervista radiofonica.

L’intervistatore le ha velatamente chiesto se intendesse avere dei figli. Ardern ha detto che fare a lei una domanda del genere non è inappropriato, perché lei è pronta a discutere del dilemma affrontato da molte donne, ma ha anche detto “È completamente inaccettabile che qualcuno nel 2017 dica che le donne abbiano il dovere di rispondere a questa domanda sul posto di lavoro, inaccettabile. È una scelta delle donne quella se avere figli o meno, una scelta che non dovrebbe avere peso in un’assunzione”. 

Tra gli altri candidati premier, sostenuti da partiti minori, ci sono: James Shaw del Partito dei Verdi; Winston Peters di New Zealand First (NZF); e Marama Fox del movimento Māori per i diritti degli indigeni.

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