Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 11:16
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Usa, maxi causa alle multinazionali del farmaco: “Prezzi delle medicine gonfiati fino al 1.000%”

Immagine di copertina

Negli Usa, 44 stati hanno fatto causa a 20 aziende farmaceutiche, accusate di aver gonfiato i prezzi di alcuni farmaci essenziali per combattere patologie quali diabete, depressione, Aids, cancro e asma.

Le società in questione avrebbero messo in piedi un vero e proprio cartello, volto ad aumentare il costo dei medicinali e a moltiplicare così gli introiti.

Sotto accusa è finita in particolare la Teva Pharmaceuticals, multinazionale del farmaco che avrebbe messo in piedi l’accordo fraudolento, a cui poi avrebbero partecipato altre aziende come Pfizer, Novartis e Mylan.

Il prezzo dei farmaci sarebbe stato gonfiato fino al mille per cento. A promuovere la causa contro le 20 aziende è stato il procuratore generale del Connecticut, in seguito a un’indagine durata cinque anni. Alla denuncia si sono poi uniti altre 43 stati.

I farmaci il cui prezzo sarebbe stato gonfiato sono oltre 100: tra questi figurano medicinali come lamivudine-zidovudine (per l’HIV), budesonide (asma), fenofibrate (colesterolo), e una serie di altri farmaci per combattere tumori, depressione e disturbi dell’attenzione.

“Il prezzo dei farmaci è stato spinto in alto da un accordo fraudolento tra le multinazionali”, ha detto Gurbir Grewal, procuratore generale del New Jersey.

Gli accordi illeciti sarebbero stati presi dai dirigenti di queste aziende durante incontri informali, come spiega il New York Times.

A gestire il cartello, come detto, ci sarebbe stata la Teva Pharmaceuticals, la quale avrebbe poi convinto altre compagnie ad entrare nel sistema illecito.

Grazie al cartello, secondo quanto sostiene l’accusa, le multinazionali potevano tranquillamente gonfiare i prezzi senza incorrere nel rischio della concorrenza.

La Teva Pharmaceuticals ha smentito ogni addebito (“non abbiamo tenuto alcuna condotta che potrebbe portare a responsabilità civile o penale”, si legge in un comunicato), così come Pfizer e altre aziende coinvolte nello scandalo.

Starà ora alla giustizia americana far luce sulla questione, per cercare di capire se queste compagnie si siano arricchite sulla pelle dei malati.

Ti potrebbe interessare
Esteri / I colloqui falliti, l'annunciato blocco di Hormuz e il Libano in fiamme: la tregua tra Usa e Iran sempre più in bilico
Esteri / Trump attacca Papa Leone: “È un debole ed è pessimo sulla politica estera”. La replica di Prevost: “Non ho paura di lui”
Esteri / Stop ai colloqui USA-Iran a Islamabad, Vance: “Non abbiamo raggiunto un accordo”. Teheran: “Proposte irricevibili”
Ti potrebbe interessare
Esteri / I colloqui falliti, l'annunciato blocco di Hormuz e il Libano in fiamme: la tregua tra Usa e Iran sempre più in bilico
Esteri / Trump attacca Papa Leone: “È un debole ed è pessimo sulla politica estera”. La replica di Prevost: “Non ho paura di lui”
Esteri / Stop ai colloqui USA-Iran a Islamabad, Vance: “Non abbiamo raggiunto un accordo”. Teheran: “Proposte irricevibili”
Esteri / Europa senza carburante per aerei entro tre settimane: l’allarme degli operatori aeroportuali
Esteri / Allarme cherosene in Europa, voli a rischio già da maggio
Esteri / Gli influencer Maga scaricano Trump, l’attacco del presidente Usa: “Sono persone stupide”
Esteri / Gaza, sei mesi dopo: oltre 700 persone uccise durante la tregua tra Israele e Hamas
Esteri / La tregua tra Usa e Iran sembra reggere ma aleggia l’incertezza sui colloqui in Pakistan
Esteri / Oligarchi nostri: chi sono i nuovi padroni dell’intelligenza artificiale
Esteri / La metamorfosi di OpenAI e quell’utopia tradita dell’intelligenza artificiale