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Il paradosso di Elon Musk sull’Intelligenza artificiale

Immagine di copertina
Credit: AGF

L’uomo più ricco del mondo per anni ha messo in guardia sui rischi di uno sviluppo selvaggio dell’IA. Ma al contempo continua a essere uno dei principali protagonisti del settore. E ora ha un nuovo piano innovativo

«Il ritmo con cui l’IA sta progredendo è tale che penso potrebbe essere più intelligente di qualsiasi essere umano già entro la fine di quest’anno, e direi comunque non oltre la fine del prossimo». Questa la previsione fatta lo scorso gennaio al World Economic Forum di Davos da Elon Musk. 

Il fondatore di SpaceX e Tesla, nonché uomo più ricco del mondo, per anni ha denunciato i rischi connessi a uno sviluppo selvaggio dell’Intelligenza artificiale. Al tempo stesso, tuttavia, è uno dei protagonisti più influenti – e controversi – nella corsa globale di questa tecnologia. 

Il 2026, secondo Musk, si staglia come un anno decisivo nella costruzione di un sistema integrato che unisce IA, infrastrutture, produzione industriale e spazio. Nella sua visione, è importante controllare non tanto specifici prodotti quanto l’intera catena che va dai chip e dalle piattaforme di calcolo fino ai sistemi di interazione diretta uomo-macchina.

Verso la “civiltà galattica”
Solo un anno fa l’eclettico imprenditore nato in Sudafrica appariva come una sorta di presidente ombra di Trump, ma dopo qualche mese tra i due sono volati gli stracci. Così Musk è tornato a occuparsi totalmente del variegato universo delle sue società, da Tesla a SpaceX, da xAI a Neuralink, fino al social X (ex Twitter).

Oggi il perno della sua strategia è xAI, società di Intelligenza artificiale fondata nel 2023 con l’obiettivo dichiarato di competere con le altre maggiori realtà del settore. In questi mesi Musk ha spiegato che il progetto è in fase di «ricostruzione dalle fondamenta». Il suo prodotto principale è Grok, chatbot integrato nella piattaforma di X noto per avere un tono arguto e maggiore accesso in tempo reale alle informazioni. Recentemente l’assistente virtuale ha affrontato critiche e cause legali – inclusa un’indagine in corso che accusa l’azienda di aver generato immagini di natura sessuale coinvolgendo minori – a dimostrazione dei rischi concreti legati a un uso indiscriminato di queste tecnologie. 

Soltanto qualche giorno fa Musk ha annunciato il lancio di Terafab, un’iniziativa congiunta tra Tesla, SpaceX e xAI per costruire una delle più ambiziose fabbriche di chip mai concepite. Puntando a un’infrastruttura che può produrre oltre un terawatt di capacità di calcolo l’anno, Terafab consoliderebbe internamente la catena di produzione dei semiconduttori, dalla progettazione alla litografia, passando per produzione logica, memoria e packaging. 

Il progetto – con un investimento stimato in almeno 20 miliardi di dollari – richiederà anni per raggiungere la piena capacità, ma si inserisce nella visione più ampia di Musk di autonomia tecnologica completa: non dipendere da fornitori esterni come Samsung per i chip e creare infrastrutture che alimentino veicoli autonomi, robotica avanzata e possibili installazioni nello spazio. Con l’obiettivo di trasformare l’umanità in una «civiltà galattica», che possa sfruttare le risorse di altri pianeti e stelle. 

Gli altri progetti
Come dicevamo, il 2026 è un anno chiave per le attività del miliardario. Uno degli sviluppi più significativi del suo piano è la fusione definitiva di xAI all’interno di SpaceX, formalizzata all’inizio dell’anno in un’acquisizione che ha unito il gruppo di Intelligenza artificiale con l’azienda di razzi e satelliti. Secondo Reuters, l’operazione è stata valutata complessivamente in circa 1.250 miliardi di dollari, consolidando sotto un unico tetto Grok, Starlink e la capacità di lancio spaziale.

Musk ha dichiarato che l’unione ha lo scopo di trasformare SpaceX in una macchina di innovazione in grado di costruire data center installati nello spazio, alimentati dall’energia solare, capaci di superare i limiti energetici e ambientali della Terra. 

L’idea – più visionaria che pratica allo stato attuale – è che l’Intelligenza artificiale di nuova generazione richieda risorse energetiche e di raffreddamento che solo l’ambiente spaziale è in grado di fornire su vasta scala. In questo quadro, Terafab si collocherebbe come il “motore” industriale di calcolo, collegando produzione, chip e IA in un’unica catena logistica. 

Quanto a Tesla, la casa automobilistica ha mantenuto la sua spinta verso l’Intelligenza artificiale non più solo per la guida autonoma, ma anche attraverso robotica avanzata e assistenza vocale nei veicoli. La concorrenza di competitor cinesi – Byd in testa – sta guastando i piani di espansione dell’imprenditore, che ora punta con forza sull’implementazione di sistemi di calcolo IA in robot come l’umanoide Optimus, destinato a essere impiegato in lavori pesanti e ripetitivi. 

Un altro ambito in cui Musk sta investendo è la neurotecnologia, con il visionario progetto Neuralink, società lanciata nel 2016 che ha iniziato negli ultimi anni a impiantare chip nel cervello delle persone per curarne problemi neurologici, inclusa la paralisi. L’azienda punta alla produzione su larga scala di interfacce cervello-computer (Bci), sistemi tecnologici utilizzati in fase riabilitativa che stabiliscono un canale di comunicazione diretto tra il cervello umano e dispositivi esterni, permettendo di controllarli tramite l’attività neurale. 

Questa tecnologia, collegata all’IA, può aprire innovativi scenari in ambito medico, ma pone anche seri interrogativi sul piano etico e della cosiddetta privacy cerebrale. 

Sfide
Il paradosso Musk oggi appare più evidente che mai. Per oltre un decennio l’imprenditore ha descritto l’Intelligenza artificiale come «la più grande minaccia esistenziale per l’umanità», ma al contempo è stato, è e promette di continuare a essere uno dei protagonisti più aggressivi di questa strategica corsa globale. 

Musk ha un rapporto particolarmente conflittuale con uno dei leader del settore, OpenAi, società di cui nel 2015 è stato uno dei fondatori per poi uscirne tre anni dopo. Il patron di xAI ha aspramente criticato l’evoluzione dell’organizzazione che sviluppa ChatGpt verso un modello più commerciale e sempre più legato ai partner industriali esterni, come Microsoft. 

Parallelamente, l’imprenditore guarda con attenzione a concorrenti come Anthropic, società considerata più attenta ai temi della sicurezza. 

Quel che è certo è che il settore si è ormai trasformato in una competizione tra pochi grandi attori, caratterizzata da investimenti enormi e da una crescente rilevanza. Uno scenario nel quale Musk cerca di differenziarsi non dipendendo da fornitori esterni ma controllando direttamente chip, infrastrutture e distribuzione. 

In questo quadro complesso, è importante sottolineare anche il rapporto tra le attività di Musk e il Governo americano. SpaceX è già un partner chiave per la Nasa e collabora con il Dipartimento della Difesa, mentre la rete satellitare Starlink è diventata uno strumento strategico per le comunicazioni in diversi contesti internazionali, inclusi scenari di crisi. 

Dal punto di vista politico, il numero uno di Tesla ha attaccato apertamente il piano americano per l’Intelligenza artificiale promosso da Trump – noto come progetto Stargate – mettendone in dubbio la sostenibilità economica: «Non ci sono soldi», ha chiosato. 

Tutto questo rende Musk un attore atipico: un imprenditore privato con un impatto diretto su infrastrutture critiche e dinamiche geopolitiche. In un’epoca in cui l’Intelligenza artificiale assume un ruolo sempre più centrale, controllare l’intera catena della sua realizzazione – dai chip alle reti globali – potrebbe significare controllare anche una parte decisiva del futuro economico e politico del mondo. E Musk punta ad avere un ruolo da assoluto protagonista in questo «capitalismo dell’IA».

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