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“Armare gli Usa è un dovere morale”: Palantir pubblica un manifesto politico distopico che chiama a raccolta la Silicon Valley e critica pluralismo e inclusività

Immagine di copertina
Alex Karp, co-fondatore e amministratore delegato di Palantir: ha teorizzato la missione politica dell’industria tecnologica. Credit: AGF

La dottrina Karp in ventidue punti: le aziende tecnologiche devono aiutare il Pentagono

Palantir, la discussa azienda che sviluppa software, sistemi di sorveglianza e modelli di intelligenza artificiale utilizzati dal Pentagono, dall’Ice, dall’Fbi e dalla Cia, ha pubblicato su X un manifesto politico assai inquietante in cui si ridefinisce il rapporto tra tecnologia, potere 
e società esortando le aziende della Silicon Valley ad agire come una vera e propria struttura organizzata, in grado di assumere vocazione patriottica e nazionale. Il manifesto in ventidue punti è la sintesi di quanto già scritto dal co-fondatore della società, Alexander C. Karp, con la collaborazione di Nicholas W. Zamiska, responsabile degli affari societari, nel libro La Repubblica Tecnologica: come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente.

“Ce lo chiedete spesso” ha scritto l’azienda motivando la decisione di pubblicare i 22 punti, che partono dal presupposto secondo il quale la “Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del paese che ha reso possibile la sua ascesa”. Per questo c’è un “obbligo di partecipare alla difesa della nazione”. Secondo il manifesto è giunta l’ora di ribellarsi “alla tirannia delle app”. Le aziende tecnologhe, quindi, non devono perdere più tempo a produrre oggetti o software per la vita quotidiana, come Iphone o email gratuite poiché “la decadenza di una cultura o di una civiltà – e della sua classe dirigente – sarà perdonata solo se quella cultura sarà 
in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività”.

“I limiti del soft power, della retorica antisonante, sono stati esposti. L’abilità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più dell’appello alla moralità. Richiede hard power. E l’hard power in questo secolo sarà costruito col software” si legge ancora nel manifesto. Secondo Karp l’Occidente deve accelerare lo sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale per mantenere un vantaggio strategico sui propri nemici. Poi, lancia l’idea di un ritorno 
della leva obbligatoria: “Come società, dovremmo valutare seriamente l’idea di abbandonare il modello di esercito composto esclusivamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono i rischi e i costi”. E di mettersi a disposizione 
di chi combatte servendo loro i migliori software.

Si arriva, poi, al ruolo, strategico, degli Stati Uniti, Paese che, secondo Palantir, ha “i valori progressivi più avanzati”. Una terra che va difesa: “Un’epoca della deterrenza, quella atomica, si sta concludendo, e sta per iniziare una nuova era della deterrenza costruita sull’IA”. Un discusso passaggio è quello relativo a Giappone e Germania, la cui “neutralizzazione postbellica” deve essere superata: “Il disarmo della Germania fu una correzione eccessiva di cui l’Europa sta ora pagando il prezzo. Un analogo e assai teatrale impegno al pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà anch’esso di alterare l’equilibrio di potere in Asia”. Nell’esortare nuovamente la Silicon Valley ad aiutare le elite attuali a mantenere il potere, si prendono le difese di Elon Musk: “La cultura dominante sembra quasi deridere l’interesse 
di Musk per le grandi visioni. Qualsiasi curiosità o interesse sincero per il valore 
di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato”.

Si arriva, dunque, al ventiduesimo punto, forse quello più importante e, al tempo stesso, anche inquietante. “Dobbiamo resistere alla superficiale tentazione di un pluralismo vuoto e privo di contenuto. Noi, in America e più in generale in occidente, abbiamo resistito per mezzo secolo al definire le culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?”. Il manifesto, 
che in pochi giorni è stato visualizzato più di 30 milioni di volte, è stato aspramente criticato 
ma anche esaltato. In molti hanno parlato di “tecnofascismo” esprimendo preoccupazione 
e perplessità. Anche perché Palantir non è un’azienda qualsiasi che esprime un’opinione 
sui social: si tratta di una società i cui ricavati provengono al 54% da clienti governativi 
e il 74% dagli Stati Uniti.

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