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Home » Esteri

La Nuova Zelanda contro l’Australia: “Smettete di copiare la nostra bandiera”

Immagine di copertina

L'accusa viene dal primo ministro ad interim Winston Peters, che ha rivendicato che il paese aveva adottato il disegno cinquant'anni prima di Canberra

Il premier ad interim della Nuova Zelanda Winston Peters ha accusato l’Australia di avere copiato la bandiera del paese.

“Avevamo una bandiera che è stata copiata dall’Australia”, ha detto alla tv locale TVNZ. “Gli australiani dovrebbero cambiarla e onorare il fatto che noi siamo stati i primi ad avere quel disegno”, ha dichiarato il ministro, momentaneamente alla guida del paese a causa della gravidanza del premier Jacinda Ardern. Già nel 2016 Peters aveva esortato Canberra a scegliere un nuovo disegno, ricordando che era stata lei a prenderlo in prestito.

Le due bandiere, che sono spesso confuse, sono molto simili tra loro. Entrambe riportano la Union Jack sull’angolo a sinistra e una Croce del Sud su uno sfondo blu.

La prima ad avere adottato il disegno è stata la Nuova Zelanda nel 1902, cinquant’anni prima dell’Australia.

Nel 2016 il governo di Wellington aveva sottoposto a un referendum popolare la proposta di modificare la bandiera: il 56,6 per centro dei votanti si era schierato per lo status quo contro il 43,2 per cento. Le operazioni preparatorie per il voto erano costate 17 milioni di dollari. Peters aveva organizzato una competizione tra creativi, chiedendo loro di ideare una nuovo disegno che sarebbe poi stato votato attraverso il referendum.  Ma i cittadini avevano deciso di non volere cambiare.

Il 62 per cento dei cittadini neozelandesi, in un sondaggio, si è dichiarato a favore della richiesta di modifica all’Australia.

La polemica sulla bandiera riaccende un vecchio dibattito e arriva in un momento di tensioni tra l’Australia e la Nuova Zelanda. Più di mezzo milione di kiwi, soprannome con cui si indicano i neozelandesi, vivono in Australia e, secondo l’Australian Broadcasting Corporation, oltre 1.300 sono stati espulsi negli ultimi tre anni.

Secondo il New York Times, almeno il 60% di quelli rimandati in Nuova Zelanda negli ultimi anni si identifica come Maori.

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