Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 18:41
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

In Israele si è svolta la quarta edizione di Miss Olocausto

Immagine di copertina

Fin dai suoi esordi nel 2012, l'evento organizzato da un ente benefico israeliano ha attirato polemiche. Esso è riservato alle donne sopravvissute alle persecuzioni

Il concorso di bellezza riservato alle superstiti dell’Olocausto è diventato oramai un appuntamento fisso in Israele. Giunto alla sua quarta edizione, l’evento è stato organizzato nella città di Haifa. Quest’anno a vincere la corona è stata l’israeliana di origine russa Anna Grinis. 

La nuova reginetta di bellezza ha 75 anni ed è stata incoronata domenica 30 ottobre alla presenza di molte personalità politiche, sbaragliando le altre 13 finaliste.

Anche quest’anno il numero delle partecipanti è stato significativo con almeno 300 iscritte. La neo-eletta “Miss Sopravvissuta all’Olocausto” ha commentato così la sua elezione: “Non ho parole per descrivere quanto sono felice ed eccitata di ricevere questo riconoscimento”. 

Quando iniziarono le persecuzioni dei nazisti contro gli ebrei, Anna aveva appena due giorni di vita. La madre decise di fuggire via insieme alla sua bambina appena nata, sfuggendo così all’Olocausto. 

L’annuale concorso è organizzato da Yad Ezer La Haver, un’organizzazione fondata nel 2001 e impegnata nel fornire aiuto e supporto ai sopravvissuti all’Olocausto che vivono in condizioni precarie in Israele. 

Secondo il fondatore dell’associazione e organizzatore del concorso, Shimon Sabagh, l’evento non convenzionale è stato creato per le donne che sono sopravvissute agli orrori della seconda guerra mondiale, spesso costrette a condurre una vita d’oblio. 

L’appuntamento di domenica scorsa era così articolato: prima della sfilata delle partecipanti è stata servita una cena sontuosa in una sala ricevimenti ad Haifa. All’evento hanno preso parte circa un migliaio di persone, tra cui personalità di spicco della politica israeliana: alcuni membri della Knesset, il sindaco di Haifa, Yona Yahav e la moglie del presidente del consiglio, Sara Netanyahu. 

La first lady non si è lasciata sfuggire la possibilità di posare sorridente con la reginetta di bellezza appena eletta e si è rivolta a tutte le partecipanti con queste parole. “Tutte voi avete sopportato il periodo più buio della storia, e nonostante tutto, avete scelto di vivere. Avete scelto di creare una famiglia, di trovare un lavoro, di crearvi la vostra vita e di continuare a viverla”. 

Per l’occasione, a margine del concorso, è stata ospitata la prima esibizione di un coro di donne composto anch’esso da sopravvissute alle persecuzioni naziste. L’età media delle coriste oscilla intorno ai 90 anni. Le donne si sono esibite intonando i canti che spesso venivano scanditi nei ghetti d’Europa.

“Si è trattato di un momento commovente per tutti”, ha commentato il direttore dell’associazione Yad Ezer La Haver.

Attualmente sono circa 200mila i sopravvissuti all’Olocausto che vivono ancora in Israele. 

L’altra faccia della medaglia

Fin dal suo esordio nel 2012, il concorso di bellezza riservato alle sopravvissute all’Olocausto ha trovato critici e sostenitori. Da un lato, c’è chi lo considera un appuntamento imperdibile con finalità sociali poiché punta i riflettori su un patrimonio importante della storia israeliana, e dall’altra, c’è chi invece lo critica e lo considera un evento di facciata per celare la realtà.

In un duro editoriale pubblicato sul quotidiano Haaretz, la giornalista Amira Hass ha tracciato un quadro ben diverso sulla questione e sulle condizioni di vita dei sopravvissuti alle persecuzioni naziste che ancora vivono in Israele. 

A prima vista colpisce il numero delle partecipanti accorse da tutto il paese per sfilare in passerella e il fatto che il suo ideatore, Shimon Sabagh, sia anche il fondatore di un ente di beneficenza che aiuta i sopravvissuti all’Olocausto in difficoltà e che ha perfino eretto case famiglie per loro – con l’ausilio dell’International Christian Embassy Jerusalem. A ciò si somma la presenza della moglie del presidente Netanyahu che ha presieduto il concorso, conferendo a quest’ultimo un’importanza ancora più pregnante. 

Ma la realtà è ben distante. “Se questo concorso ci deve insegnare qualcosa, allora occorre sapere che il governo israeliano ama l’Olocausto come strumento da impiegare in ambienti diplomatici, ma non ama realmente i sopravvissuti che sono al contrario un onere per il bilancio dello stato”, si legge nel lungo editoriale. 

“Se i sopravvissuti, che oramai si riducono a uno sparuto gruppo di persone, hanno bisogno di elemosine da Israele e dall’estero per condurre la propria vecchiaia in maniera semi-dignitosa, significa che qualcosa è marcio fin nel midollo”. 

Il Forum per le case popolari ha reso noto che almeno 3.600 sopravvissuti (molti dei quali hanno superato gli 85 anni d’età) vivono in condizioni vergognose, perché l’assistenza a domicilio è insufficiente e non vi sono alloggi pubblici per loro”. 

Recentemente la Knesset ha approvato un emendamento alla legge sui benefici riconosciuti ai sopravvissuti dell’Olocausto, che abolisce i tagli ingiustificati alla loro pensione di indennità. I soldi (un quantitativo molto modesto) che ricevono dalla Germania in quanto sopravvissuti – che variano dai 300 ai 350 euro – non sarà più detratto.

La legge è stata approvata all’unanimità. Ma non è sufficiente. “I sopravvissuti non hanno bisogno di carità o di benevolenza, ma necessitano di una legislazione che garantisca loro il benessere sociale lontana dalla demagogia”. 

Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2026: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2026: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Esteri / Trump è il presidente statunitense che ha autorizzato più interventi militari dal 2000 a oggi
Esteri / Almeno 1.230 morti in Iran dal 28 febbraio, oltre 100 in Libano e quasi 30 nella regione. Usa e Israele continuano i raid. Teheran contrattacca in Qatar, Bahrein, Kuwait, Iraq ed Emirati. Colpito un aeroporto in Azerbaigian. Tel Aviv ordina l’evacuazione di 4 quartieri alla periferia di Beirut. Smotrich: "Assomiglierà a Khan Younis". Aoun chiede aiuto a Macron. Meloni annuncia “aiuti ai Paesi del Golfo”. Crosetto: “Invieremo mezzi navali a Cipro"
Esteri / Quando Trump accusava Obama: “Attaccherà l’Iran per ottenere un vantaggio alle elezioni”
Esteri / Pedro Sanchez a Trump: "Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone"
Esteri / Il figlio di Ali Khamenei “curato per mesi nel Regno Unito per impotenza”: il documento degli 007 Usa
Esteri / L’ex direttore della Cia Panetta: “Trump non sa cosa vuole, non si cambia un regime con le bombe”
Esteri / Continuano i raid Usa e di Israele sull'Iran. Contrattacchi su Kuwait, Emirati Arabi e sulla raffineria saudita di Ras Tanura. Francia abbatte alcuni droni. Nato intercetta un missile in Turchia: "Ma era diretto a Cipro". Giallo sull'elezione del figlio di Khamenei a Guida Suprema. Tel Aviv: "Chiunque sia sarà un bersaglio". Rinviati i funerali di Stato a Teheran. Idf bombarda e avanza in Libano: 72 vittime in 3 giorni. Hezbollah risponde con i missili. Usa affondano una fregata iraniana: 87 morti e 60 dispersi. Cina manderà un inviato speciale in M.O.