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La rabbia dei coltivatori del tè

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I lavoratori di una piantagione hanno linciato il proprietario che non li pagava da mesi

Il proprietario della Sonali Tea Plantation, il 45enne Rajesh Jhunjhunwala, è stato ucciso lo scorso sabato nello stato indiano del Bengala Occidentale, linciato dai suoi dipendenti.

Jhunjhunwala aveva incontrato i lavoratori delle sue piantagioni di tè per trovare un accordo con loro, dopo che questi stavano portando avanti uno sciopero da due settimane, dovuto al fatto che non venivano pagati da diversi mesi. Quando ha riferito loro che non gli avrebbe pagato gli arretrati, questi hanno reagito linciandolo.

I braccianti delle piantagioni di tè nel distretto di Darjeeling, nel Bengala Occidentale, ricevono in media una paga di 90 rupie al giorno, pari a circa 1 euro e 20 centesimi.

La crisi del settore del tè che da anni affligge la regione, oltre allo scarso rispetto dei diritti dei lavoratori, hanno portato diversi proprietari di piantagioni, tra cui quello della Sonali Tea Plantation, a non pagare i propri dipendenti.

Per questa ragione, come riportato dalla BBC, negli ultimi giorni si sono verificati numerosi casi di aggressioni contro proprietari di piantagioni, di cui il più clamoroso è stato quello contro il capo della Sonali Tea Plantation.

Il linciaggio avvenuto ricorda un episodio del 2012, nella regione di Assam, sempre nell’India orientale, in cui il proprietario di una piantagione di tè e la moglie furono bruciati vivi dai loro dipendenti a causa del mancato pagamento.

Lo scorso luglio una Ong ha rivelato che nella regione di Dooars ben 100 persone che lavorano nelle piantagioni di té sono morte a causa della malnutrizione solo nel 2014. Nel frattempo, i sindacati hanno chiesto un aumento della paga minima per i lavoratori che coltivano il tè, visto che il loro salario è di molto inferiore a quello dei braccianti della campagna.

L’India è il secondo produttore mondiale di tè, dopo la Cina.

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