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Home » Esteri

Almeno 20 persone sono morte durante le proteste in Iran

Immagine di copertina
Credit:"AFP PHOTO / HO / MEHR NEWS"

Un bambino di 11 anni e un ventenne sono stati uccisi a Khomeinishahr, mentre un membro dei Guardiani della rivoluzione è morto a Najafabad

Nella notte tra l’1 e il 2 gennaio 2018, nove persone sono state uccise nel corso delle proteste antigovernative in Iran, tra cui un bambino di 11 anni e un membro dei Guardiani della rivoluzione.

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Lo riferisce il New York Times citando la tv di Stato iraniana. Sale così a 21 il bilancio delle vittime di sei giorni di scontri.

Tra i nove morti ci sono 6 manifestanti uccisi in un attacco a un commissariato nella città di Qahderijan, situata al centro dell’Iran.

Le violenze si sono scatenate dopo che alcuni manifestanti hanno cercato di rubare delle pistole. Un bambino di 11 anni e un ventenne sono stati uccisi a Khomeinishahr, mentre un membro dei Guardiani della rivoluzione è morto a Najafabad, ucciso da colpi esplosi da un fucile da caccia.

Nella giornata del primo gennaio una persona è morta durante un scontro tra manifestanti e forze di polizia: un poliziotto è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a a Najafabad, altri 3 sono rimasti feriti.

Da giovedì 28 dicembre 2017, quando sono cominciate le manifestazioni, sono oltre 100 gli arresti tra Teheran e altre città dell’Iran.

I dimostranti hanno attaccato e anche bruciato edifici pubblici, centri religiosi, banche, sedi della milizia islamica del regime. Date alle fiamme anche auto della polizia. La protesta è esplosa giovedì a Mashhad, la seconda città del paese, per poi ampliarsi a livello nazionale.

Sabato 30 dicembre, i conservatori iraniani hanno manifestano per commemorare la vittoria del regime sulle proteste del 2009 contro la rielezione del presidente Ahmadinejad. 

Nel 2009 la rielezione di Mahmoud Amadinejad come presidente scatenò otto mesi di proteste in seguito represse duramente dai Guardiani della Rivoluzione, l’organo militare istituito in Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979, che è fedele alla guida suprema dell’ayatollah Khomenei. 

Le proteste iniziate il 28 dicembre contro il regime sono le più grandi dimostrazioni di dissenso pubblico dalle manifestazioni svoltesi nel 2009 contro la rielezione di Ahmadinejad.

Nella città di Kermanshash, i manifestanti hanno gridato slogan per chiedere la liberazione dei prigioni politici, mentre a Isfahan gli operai delle fabbriche hanno rivendicato salari più alti.

Il vicepresidente iraniano Eshaq Jahangiri ha dichiarato che dietro le proteste anti governative ci sono “oppositori esterni”.

“I problemi economici sono solo un pretesto, c’è qualcosa dietro. C’è chi sta cavalcando l’onda dietro queste proteste” ha dichiarato Eshaq Jahangiri.

Secondo i Guardiani della rivoluzione sono gli Stati Uniti, l’Inghilterra e Israele a voler creare una situazione di conflitto all’interno del paese, come riporta Al Jazeera.

“Ci arrivano notizie di proteste pacifiche da parte dei cittadini iraniani contro la corruzione e lo sperpero della ricchezza della nazione per finanziare il terrorismo all’estero” ha twittato il presidente statunitense Donald Trump.

“Il governo iraniano dovrebbe rispettare i diritti del proprio popolo, compreso il diritto di esprimersi. Il mondo sta guardando! #IranProtests” ha poi proseguito il presidente.

La portavoce del dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, ha invitato tutte le nazioni a sostenere le rivendicazioni del popolo iraniano per i diritti fondamentali e la fine della corruzione. 

“I leader iraniani hanno trasformato un paese prospero, con una ricca storia e una grande cultura, in uno stato i cui leader esportano violenza e spargimenti di sangue e caos” ha dichiarao Heather Nauter. 

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