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Terremoto e tsunami in Indonesia: 1.558 morti. Sale la tensione tra gli sfollati

Immagine di copertina
Credit: AFP PHOTO / YUSUF WAHIL

Continua a salire il numero delle vittime del terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito l’isola di Sulawesi, in Indonesia, seguito da uno tsunami

Continua ad aggravarsi il bilancio del sisma seguito da tsunami che venerdì ha colpito l’isola indonesiana di Sulawesi: circa 1.558 persone hanno perso la vita, secondo l’ultimo aggiornamento del 5 ottobre fornito dall’Agenzia per la gestione delle calamità.

I soccorsi continuano la loro disperata ricerca di persone vive sotto le macerie della città di Palu. Nel frattempo cresce anche la tensione tra gli sfollati, rimasti senza viveri. La polizia ha arrestato 45 persone sospettate di aver preso parte a saccheggi a Palu.

Il responsabile dell’ufficio delle Pubbliche relazioni, il generale Dedi Prasetyo, ha precisato che incidenti si sono verificati in 5 diverse località, soprattutto al Tatura Mall. Sempre a Palau, la polizia inviata a presidiare un negozio ha sparato colpi in aria e lacrimogeni per tenere sotto controllo una folla che voleva entrare, alla ricerca di cibo e beni di prima necessità.

Dopo attimi di tensione, ha riferito un giornalista della Bbc, gli agenti hanno permesso l’ingresso nel negozio cercando però di fermare coloro che portavano via oggetti di consumo.

I corpi di 34 studenti di teologia sono stati recuperati nella chiesa di Jonooge, nel distretto di Siri Biromaru, nel centro dell’isola. A dare la notizia è stata la Croce Rossa locale. Non è chiara l’età delle vittime nè che fine abbiano fatto gli studenti che ancora mancano all’appello.

A quattro giorni dalla devastazione della regione, i soccorritori sono ancora all’opera per cercare superstiti sotto le macerie. I volontari hanno cominciato a scavare una fossa comune per le vittime.

Secondo l’organizzazizone di volontariato indonesiana Aksi Cepat Tanggap (Act), la maggior parte delle vittime provenie dalle cità di Palu e Donggala.

A Poyoba è stata scavata una fossa comune di 100 metri: la preoccupazione è evitare il sorgere di epidemie a causa dei corpi in decomposizione. Sono stati dichiarati 14 giorni di stato d’emergenza.

Il ministero della Giustizia ha fatto sapere che circa 1.200 detenuti sono fuggiti da tre diverse prigioni nella regione di Sulawesi dopo il maremoto.

L’ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari ha lanciato l’allarme, sottolineando che tra i bisognosi ci sono anche 46mila bambini e 14mila anziani, molti al di fuori delle aree urbane dove sono concentrati attualmente i soccorsi.

Il governo indonesiano ha lanciato un appello per ottenere aiuti internazionali.

“Il presidente Joko Widodo ci ha autorizzato ad accettare l’aiuto d’emergenza internazionale per rispondere al disastro”, ha dichiarato Tom Lembong, Presidente dell’Indian Investment Coordinating Board (Bkpm), mentre decine di agenzie umanitarie e organizzazioni non governative si sono dette pronte a fornire assistenza di fronte alla catastrofe cui deve far fronte il governo di Giacarta.

La Cooperazione italiana ha disposto un finanziamento di emergenza di 200mila euro a sostegno dell’azione della Croce Rossa in Indonesia.

I fondi serviranno in particolare a fornire alloggi, beni di prima necessità e servizi sanitari essenziali alla popolazione, non solo nelle aree urbane dove già si stanno concentrando gli sforzi, ma anche nelle aree remote di più difficile accesso.

Una scossa di terremoto di magnitudo 7.5 sulla scala Richter venerdì 28 settembre ha colpito l’isola di Sulawesi, in Indonesia. La scossa ha provocato anche uno tsunami.

La scossa e lo tsunami

Venerdì 28 settembre uno tsunami, provocato da una scossa di terremoto di magnitudo 7.5 sulla scala Richter, ha colpito l’isola di Sulawesi.

La città di Palu, la capitale della provincia, situata a circa 80 chilometri dall’epicentro del terremoto, è stata colpita da un’onda di 1,5 metri. A confermarlo è stato il portavoce dell’istituto geofisico indonesiano, Hary Tirto Djatmiko. L’aeroporto di Palu è stato chiuso in seguito alle forti scosse di terremoto.

Il Presidente dell’Agenzia di Geofisica indonesiana, Dwikorita Karnawati, ha affermato che la più alta ondata di tsunami si è verificata a Mamuju e ha raggiunto i sei metri di altezza.

Ci sono immagini che mostrano l’acqua travolgere alcune abitazioni in lamiera vicine alla spiaggia inoltrarsi nelle vie interne della città, anche nella moschea, travolgendo automobili e altri oggetti.

L’interruzione delle reti di telecomunicazione stanno ostacolando i soccorsi e i tentativi della autorità locali di dare un preciso bilancio dei danni e delle persone che hanno perso la vita.

“Tutto il potenziale nazionale verrà dispiegato, e domattina invieremo un aereo da trasporto militare Hercules ed elicotteri per fornire assistenza nelle aree colpite dallo tsunami” ha detto Nugroho.

Le prime scosse si erano verificate già nella mattinata di venerdì 27 settembre, la più potente delle quali era stata di magnitudo 6.1, e hanno provocato la morte di almeno una persona e dieci feriti.

Si sono verificati anche crolli di edifici. Secondo quanto riferito dal Servizio Geologico degli Stati Uniti, l’epicentro è stato registrato 56 chilomentri a nord della città di Donggala. Alla scossa di magnitudo 6.6, erano seguite due scosse di assestamento rispettivamente di magnitudo 5.4 e 4.9.

L’area di Donggala, che ospita circa 300mila persone, era stata colpita venerdì scorso da un terremoto di magnitudo 6.1 che sulla base di informazioni preliminari ha ucciso una persona, ferito 10 e danneggiato decine di case.

L’Indonesia è soggetta a terremoti a causa della sua posizione sull’anello di fuoco.

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