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    Hong Kong, ondata di ritorno di Coronavirus: nuova quarantena. Lo scenario che spaventa l’Occidente

    Credit: Ansa foto
    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 31 Mar. 2020 alle 13:06 Aggiornato il 31 Mar. 2020 alle 13:11

    Contrariamente a quanto avvenuto nei mesi precedenti, Hong Kong sta vivendo una seconda ondata di Coronavirus: ora è importata dai rimpatriati e dagli stranieri. Venerdì 27 marzo ci sono stati 65 nuovi contagiati in 24 ore, secondo quanto ha riportato Le Monde. Al momento si contano 518 casi su 7,4 milioni di abitanti.

    La regione autonoma cinese era uscita quasi indenne dall’epidemia, tanto che i contagiati erano poche centinaia e i morti ufficiali solo 4. A partire da inizio marzo, la gran parte degli abitanti di Hong Kong ha ricominciato gradualmente a tornare al lavoro, i mezzi pubblici sono tornati a riempirsi, e hanno riaperto bar e ristoranti. Lentamente la metropoli sembrava sulla strada per tornare alla normalità, dopo aver scampato il peggio dell’epidemia.

    Ma nell’ultima settimana a Hong Kong è successo quello che molti scienziati ritengono sia lo scenario più probabile per i prossimi mesi anche in Europa e in America. Sono stati registrati nuovi contagi, con un picco di 82 casi rilevati soltanto domenica: raggiungendo così un livello tale da richiedere nuove misure restrittive.

    Di fronte al gran numero di malati tra i rimpatriati il governo ha deciso di effettuare uno screening sistematico all’aeroporto e di vietare l’arrivo a Hong Kong a tutti i non residenti, dal 25 marzo. Questa seconda ondata di contagi importati è accompagnata dalla denuncia della riluttanza sconcertante di alcuni occidentali a portare la mascherina. Inoltre, non rispettano il divieto di assembramento e frequentano alcune zone notturne dove la vita non si è mai interrotta davvero. Così gli occidentali a Hong Kong vengono percepiti come vettori potenziali del contagio.

    La lotta contro la pandemia di Covid-19 è stata brutalmente scombussolata dall’arrivo in massa, a metà marzo, di persone provenienti dall’Europa, dal Regno Unito e dall’America del Nord, le nuove zone a rischio. In dieci giorni sono triplicati i contagi, saliti dai 150 del 15 marzo a più di 460, il 26 marzo. I malati vengono ospedalizzati e i loro famigliari messi in campi di quarantena gestiti dal governo.

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