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    Stretto di Hormuz: attaccata un’altra petroliera. Il Qatar contro l’Iran: “Smetta di minare la sicurezza regionale”

    Navi mercantili in attesa nello Stretto di Hormuz, al largo di Khasab, nel nord dell’Oman. Credit: CHINE NOUVELLE/SIPA / AGF

    Una nave cisterna della qatariota Nakilat era stata colpita nella tarda serata di ieri nello Stretto. Teheran aveva confermato l'incidente, senza rivendicare ufficialmente l'attacco

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 7 Lug. 2026 alle 16:25 Aggiornato il 7 Lug. 2026 alle 16:29

    Un’altra petroliera è stata attaccata oggi nello Stretto di Hormuz, dopo l’ultimo raid condotto nella serata di ieri contro una nave cisterna proveniente dal Qatar, che ha accusato l’Iran di essere “responsabile” dell’incidente.

    Il secondo raid in 24 ore
    L’ultimo attacco è stato segnalato oggi all’agenzia britannica per le operazioni commerciali marittime (UKMTO), secondo la petroliera colpita “ha subito danni strutturali”, mentre non si registrano “feriti né impatti ambientali”.
    Un altro raid simile era avvenuto ieri al largo delle coste dell’Oman, quando la nave cisterna al-Rekayyat, battente bandiera delle Isole Marshall ma di proprietà della qatariota Nakilat, era stata colpita mentre attraversava lo Stretto di Hormuz. L’emittente pubblica iraniana IRIB, citando fonti anonime, aveva fatto sapere che il cargo proveniente dall’Emirato era stato attaccato “dopo aver ignorato gli avvertimenti” delle autorità di Teheran, che non aveva però rivendicato ufficialmente l’azione.

    L’accusa del Qatar a Teheran
    Un’accortezza che non è bastata al governo del Qatar. “L’attacco alla nave qatariota Al-Rekayyat durante il transito nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz costituisce un inaccettabile assalto alla sicurezza della navigazione marittima internazionale e delle forniture energetiche globali e una grave e palese violazione del diritto internazionale, in particolare delle norme che garantiscono la libertà di navigazione”, ha scritto oggi sui social portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed al-Ansari, puntando il dito contro Teheran. “Pretendiamo che la Repubblica Islamica dell’Iran cessi immediatamente tutte le pratiche che minano la sicurezza della regione e della navigazione marittima internazionale”, ha aggiunto al-Ansari. “La riteniamo pienamente responsabile sul piano giuridico per questo attacco e per qualsiasi danno e conseguenza ne derivi”.

    La situazione a Hormuz
    Il traffico navale nello Stretto di Hormuz è stato progressivamente interrotto dal 1° marzo, quando l’Iran ha chiuso questa fondamentale arteria navigabile in risposta alla guerra scatenata il giorno prima da Israele e Stati Uniti, che avevano anche imposto un blocco dei porti della Repubblica islamica. Ad aprile, le Guardie della Rivoluzione iraniana avevano pubblicato una mappa che mostrava una “rotta sicura” attraverso lo Stretto, senza confermare la presenza di mine nell’area. Intanto il regime aveva istituito la cosiddetta “Autorità dello Stretto del Golfo Persico”, estendendo unilateralmente la zona marittima di competenza fino all’Oman e agli Emirati Arabi Uniti e imponendo l’autorizzazione preventiva al transito delle imbarcazioni nell’area.
    Il traffico navale è ufficialmente ripreso dopo la firma del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran del 17 giugno scorso, che ha concesso un cessate il fuoco di 60 giorni per riprendere i colloqui e porre fine al conflitto. Teheran ha comunque ribadito più volte che lo Stretto di Hormuz “non tornerà mai più alle sue condizioni precedenti” e che intende battere cassa da chi vuole navigare nell’area.


    Prima della guerra, ogni giorno transitavano nello Stretto tra le 120 e le 140 navi, circa la metà petroliere con a bordo un totale di quasi 20 milioni di barili di greggio. Tra il 3 e il 5 luglio, secondo quanto calcolato dalla società di monitoraggio Kpler, nell’area sono passate 108 navi, per lo più provenienti da est e in transito “su rotte iraniane e omanite”.
    A fine giugno, accusando l’Iran di aver preso di mira due navi, gli Stati Uniti hanno bombardato il Paese per rappresaglia, e Teheran ha risposto prendendo di mira i suoi vicini del Golfo, Kuwait e Bahrein in testa. In seguito, gli Usa e la Repubblica islamica hanno concordato di ristabilire la tregua, che resta comunque precaria.

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