Il Parlamento boccia i decreti sull’emergenza abitativa, il governo spagnolo li approva di nuovo a Camere sciolte
Pedro Sanchez: "Non è una questione ideologica, ma di umanità"
A meno di una settimana dalla bocciatura in Parlamento dei due decreti sull’emergenza abitativa, che ha spinto il premier Pedro Sanchez a sciogliere le Camere e a convocare nuove elezioni per il 29 novembre, il governo spagnolo ci riprova. Questa volta, però, lo scenario è diverso. Con le Cortes sciolte, i nuovi decreti non saranno sottoposti al voto dell’intero Congresso, ma alla Diputación Permanente, l’organo che continua a esercitare alcune funzioni parlamentari fino all’insediamento delle nuove Camere. I testi presentano alcune modifiche rispetto ai provvedimenti appena bocciati, pur mantenendone, nelle parole dello stesso Sanchez, “l’essenza”. A cambiare sono soprattutto gli equilibri politici. Nella Diputación Permanente il primo decreto può contare sulla carta su 35 voti favorevoli contro 34: il no di Junts, determinante per la precedente bocciatura, non sarebbe quindi sufficiente a fermarlo. Più incerto il destino del secondo provvedimento, sul quale il governo dovrà trovare nuovi consensi.
In totale i due decreti contengono 21 misure. Tra queste, la protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili senza un’alternativa abitativa, la proroga fino a due anni dei contratti di affitto per gli inquilini in regola con i pagamenti e limiti agli aumenti dei canoni. Prevista anche una stretta sugli affitti temporanei e delle singole stanze e nuovi limiti agli acquisti speculativi da parte dei cosiddetti “fondi avvoltoio”. Gli appartamenti turistici, inoltre, saranno chiamati a “tributare come ciò che sono: un’attività economica”. Il governo introduce anche una linea da 10 miliardi di euro gestita dall’ICO per concedere prestiti fino a 50mila euro senza interessi a chi acquista la prima casa, 280 milioni di euro in garanzie per la costruzione industrializzata e 400 milioni per sostenere l’offerta di edilizia sociale. Previsti infine incentivi fiscali per i piccoli proprietari che affittano a prezzi accessibili e detrazioni per gli inquilini.
“Non stiamo parlando di una questione ideologica, ma di una questione di umanità”, ha dichiarato il primo ministro spagnolo presentando i nuovi provvedimenti e sottolineando che “le circostanze che ci hanno portato a proporli non sono cambiate in questi giorni”. Sanchez ha poi aggiunto: “Sono convinto che, se la maggioranza in Parlamento volta le spalle ai cittadini su una delle questioni che più li preoccupano, come l’edilizia abitativa, i cittadini debbano eleggere un nuovo Parlamento”, precisando che, fino a quel momento, l’esecutivo è chiamato a governare “fornendo soluzioni ai problemi dei cittadini”. Il premier spagnolo ha quindi concluso: “Questo governo non getta la spugna e non abbandona la gente”.