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L’esercito iracheno ha in custodia 1.400 mogli e figli di presunti combattenti dell’Isis

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Credit: Azad Lashkari

Centinaia di donne e bambini si trovano in condizioni igieniche precarie, costretti a riposare su materassi pieni di insetti e in tende sprovviste di aria condizionata. Vengono dalla Turchia ma anche da Francia e Germania

Millequattrocento persone, tra mogli e figli di sospetti combattenti del sedicente Stato islamico si trovano sotto la custodia delle autorità irachene dopo l’espulsione del gruppo estremista dalla città di Tal Afar, una delle ultime roccaforti dell’Isis in Iraq, riconquistata dalle forze governative alla fine di agosto 2017. La notizia è un’esclusiva dell’agenzia Reuters.

Secondo membri dell’esercito e dell’intelligence iracheni, la maggior parte delle persone fermate sono originarie della Turchia. Molti altri arrivano da Tagikistan, Azerbaigian e Russia e pochi vengono da Francia, Germania e altri paesi asiatici.

Donne e bambini si trovano in un campo a sud di Mosul già dal 30 agosto, giorno in cui le truppe irachene sono riuscite ad allontanare definitivamente i miliziani dell’Isis dalla città.

Un ufficiale dell’intelligence ha affermato che le verifiche sulla nazionalità delle persone in custodia sono ancora in corso. La maggior parte delle donne non aveva con sé documenti di identità.

Il colonnello Ahmed al-Taie del comando operativo della provincia di Ninive, ha detto che l’esercito “sta tenendo sotto stretto controllo le famiglie e attende istruzioni del governo su come gestire la situazione”.

“Le stiamo trattando bene. Questi sono i parenti di pericolosi criminali che hanno ucciso innocenti a sangue freddo, ma nel corso degli interrogatori abbiamo scoperto che quasi tutti loro sono stati plagiati dalla propaganda di Daesh”, ha aggiunto al-Taie.

I reporter di Reuters autori dell’esclusiva hanno assistito alle condizioni di detenzione delle famiglie. Centinaia di donne e bambini si trovano in condizioni igieniche precarie, costretti a riposare su materassi pieni di insetti e in tende allestite in aree che i volontari hanno definito “zone militarizzate”.

Tra le testimonianze raccolte da Reuters c’è quella di una donna di origini cecene che in passato abitava a Parigi. La donna ha detto di voler “far ritorno in Francia ma di non sapere come” e di aver “perso i contatti con il marito”, che l’aveva portata con sé in Iraq quando aveva deciso di arruolarsi tra le fila dell’Isis.

Un ufficiale di sicurezza ha affermato che la maggior parte delle donne e dei bambini sono stati fermati dai peshmerga curdi vicino Tal Afar, una città nel nord del paese, e consegnati alle forze armate irachene. Gli uomini in loro compagnia, tutti sospettati di legami con il sedicente Stato Islamico, sono invece rimasti sotto custodia dei peshmerga.

Tal Afar, una città a prevalenza etnica turkmena da cui provengono alcuni alti comandanti dell’Isis, è stata liberata dall’esercito iracheno il mese scorso. Qui si erano rifugiate le famiglie ora fermate dopo la caduta di Mosul.

Un funzionario del ministero degli Interni di Baghdad ha detto che l’Iraq ha intenzione di aprire dei negoziati con le ambasciate dei paesi di provenienza delle donne e dei bambini per cominciare i rimpatri. Secondo il tenente colonnello Salah Kareem, le nazionalità finora registrate sono almeno 13.

Volontari e membri delle autorità sono preoccupati per le tensioni tra i nuovi arrivati e gli iracheni sfollati già ospitati dal campo, che pretendono vendetta contro le violenze subite da parte dei miliziani dell’Isis nel corso degli ultimi tre anni.

Un ufficiale dell’intelligence irachena ha detto che, al fine di evitare scontri tra le due parti, i familiari dei presunti membri dell’Isis sono stati assegnati ad aree del campo opposte rispetto a quelle dove si trovano gli sfollati.

L’organizzazione umanitaria Norwegian Refugee Council (NRC), che sta provvedendo al sostegno di 541 tra le donne e i bambini trattenuti, ha esortato Baghdad a “far presto chiarezza sul futuro di queste persone”.

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