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Home » Esteri

Le donne lavorano in media 39 giorni in più all’anno rispetto agli uomini

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Uno studio del World economic forum evidenzia che il divario tra i due generi per quanto riguarda le opportunità economiche tocca il suo punto più alto dal 2008

Le donne lavorano in media 39 giorni in più ogni anno rispetto agli uomini, secondo uno studio del World Economic Forum pubblicato mercoledì 26 ottobre. L’ente internazionale con sede a Ginevra ha calcolato che sono in media cinquanta minuti in più ogni giorno.

Anche se gli uomini svolgono il 34 per cento del lavoro retribuito in più rispetto alle donne, queste dedicano molto del loro tempo a lavori non pagati, come le faccende domestiche, la cura dei bambini e degli anziani.

Secondo il rapporto, il divario tra i due generi per quanto riguarda le opportunità economiche ha toccato il suo punto più alto dal 2008. Proseguendo di questo passo ci vorrebbero altri 170 anni prima che il divario tra uomini e donne svanisca a livello globale. Insomma, le donne avrebbero pari status e opportunità degli uomini solo nel 2186.

L’Italia è al 50esimo posto della classifica dei 144 paesi analizzati in merito al divario tra uomini e donne, in calo di nove posizioni rispetto al 41esimo posto del 2015.

L’ente internazionale segnala che ci sono dei miglioramenti per il nostro paese per quanto riguarda educazione, salute e rappresentanza politica, ma la sfida maggiore per l’Italia rimane quella delle opportunità economiche, in cui il divario è passato dal 60 per cento del 2015 al 57 per cento del 2016.

Per quanto riguarda la differenza di salario tra uomini e donne per lo stesso tipo di lavoro, l’Italia peggiora la sua situazione in classifica arrivando al 127esimo posto (nel 2015 era al 109esimo).

In diminuzione anche i ruoli manageriali e tecnici ricoperti dalle donne italiane, ambito in cui il paese perde 2 posizioni, scendendo all’87esimo posto.

Complessivamente, i progressi nel colmare il divario di genere nel settore lavorativo stanno rallentando drammaticamente. Unica sorprendente eccezione è il Ruanda, un paese che si sta lasciando alle spalle le conseguenze del genocidio e apprestandosi a diventare uno dei leader mondiali nella parità di retribuzione tra i generi.

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