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Un occidentale dirige per la prima volta l’orchestra sinfonica iraniana dalla Rivoluzione del 1979

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Pejman Memarzadeh ha la doppia nazionalità iraniana e francese. Il 19 aprile è stato chiamato a dirigere l'orchestra del suo paese d'origine

Il 19 aprile Trump ha chiesto di revisionare l’accordo sul programma nucleare iraniano, sottoscritto dal governo di Teheran e le grandi potenze mondiali nel gennaio del 2016. Ma nonostante le tensioni tra Iran e Stati Uniti siano aumentate, c’è spazio per le storie umane che superano le divisioni e le divergenze politiche tra il paese mediorientale e il resto del mondo. 

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Pejman Memarzadeh è un direttore d’orchestra nato a Teheran, ma naturalizzato francese, che il 19 aprile 2017 ha deciso di far ritorno nella sua città d’origine per esibirsi in un concerto con l’orchestra sinfonica iraniana. E lo ha fatto a distanza di parecchi anni riportando al suo antico splendore l’orchestra offuscata fin dai tempi della Rivoluzione islamica. 

Il suo gesto ha voluto incarnare il simbolo dei crescenti legami culturali fra la Repubblica islamica dell’Iran e l’Europa, alcuni dei quali mai interrotti neppure nei momenti più bui. Pejman è diventato il primo occidentale a guidare l’orchestra sinfonica di Teheran dopo la Rivoluzione del 1979. 

Per la prima volta, il coro che accompagnava l’orchestra si è esibita con due brani del compositore francese Gabriel Faure, cantando in lingua francese. Un altro piccolo ma importante passo che getta un ponte invisibile tra le due culture, quella d’origine e quella adottiva.

“Sono sempre stato molto interessato a cercare di mettere insieme queste due civiltà e questi due grandi paesi”, ha confessato Memarzadeh all’agenzia di stampa Afp

Mercoledì 19 aprile, il sipario si è alzato sul teatro di Vahdat Hall, che ospita al suo interno 750 persone ed è uno dei teatri lirici meglio allestiti di Teheran, inaugurato negli anni Sessanta sotto il periodo dello shah Reza Pahlavi. 

Proprio quel giorno, l’orchestra sinfonica ha festeggiato il suo 80esimo anniversario, dopo aver vissuto un lungo periodo di buio subito dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, quando la musica – soprattutto quella occidentale – fu vietata. 

Per anni l’orchestra è stata costretta a vivere nascosta e ha conosciuto una ripresa sotto il presidente moderato Hassan Rouhani e, mentre la musica pop occidentale è ancora sotto lo stretto controllo delle autorità conservatrici iraniane, i classici sono ancora una volta ampiamente insegnati e praticati. 

Memarzadeh che lasciò l’Iran quando era appena un ragazzo negli anni Settanta, si trasferì in Francia dove fondò l’orchestra de l’Alliance negli anni Novanta, ha detto che parte della sua missione è stata quella di richiamare l’attenzione sul patrimonio musicale classico iraniano trascurato. 

“L’Iran è una civiltà antica, con un alto livello di musica tradizionale nelle sue radici, ma la gente è probabilmente meno consapevole che come altri paesi altamente colti, la musica classica è stata praticata da molto tempo”, ha raccontato il direttore d’orchestra. “Ci sono stati grandi artisti, grandi direttori, grandi compositori. La pratica del musical classico è molto vivo in Iran”. 

Shardad Rohani, direttore musicale dell’orchestra sinfonica di Teheran, ha dichiarato che uno dei grandi vantaggi dell’Iran è il continuo interesse dei giovani nella musica classica. “L’età media dell’orchestra si aggira intorno ai 25 anni e circa l’ottanta per cento del pubblico è composto da giovani seguaci. In Europa invece è esattamente il contrario”, ha precisato Rohani. 

L’orchestra sinfonica di Teheran è composta esclusivamente da giovani iraniani. “Tutti hanno studiato qui e questo dimostra che la musica è viva e questo è un bene”, ha dichiarato ancora Rohani. Questa non è la prima esibizione di Memarzadeh in Iran: nel 2002 ha diretto l’esibizione di un’orchestra occidentale invitata in Iran e nel 2016 è tornato a esibirsi in siti storici tra cui le antiche rovine di Persepolis. 

“I progetti artistici, culturali ed educativi sono molto importanti perché aiutano a ricordarci ciò che ci unisce e cosa ci aiuterà a costruire un futuro migliore e più costruttivo”, ha concluso il direttore d’orchestra.  

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