Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    Catalogna, Puigdemont chiede alla Spagna di “avviare un dialogo”

    L'ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont. Credit: AFP PHOTO / PATRIK STOLLARZ

    Il leader catalano è stato rilasciato dalle autorità tedesche dopo l'arresto del 25 marzo

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 6 Apr. 2018 alle 16:05 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:42

    L’ex leader catalano Carles Puigdemont, appena uscito dal carcere tedesco di Neumuenster, ha chiesto al governo della Spagna di “avviare un dialogo” sulla Catalogna.

    “È tempo di fare politica, non ci sono scuse che impediscano alle autorità spagnole di avviare un dialogo con i catalani per cercare di trovare una soluzione politica”, ha detto l’ex presidente della Generalitat, accusato dai magistrati iberici di ribellione e appropriazione indebita di fondi pubblici.

    Puigdemont, che in Spagna rischia fino a 30 anni di carcere, è stato arrestato il 25 marzo 2018 dopo aver attraversato il confine tedesco per rientrare in Belgio, dove vive in esilio da cinque mesi.

    Il leader de movimento indipendentista catalano ha lasciato il carcere il 6 aprile 2018 dopo il pagamento della cauzione da 75mila euro fissata il giorno precedente dal tribunale territoriale tedesco dello Schleswig-Holstein, che ha deciso di concedergli la libertà condizionata, respingendo la richiesta di estradizione per ribellione avanzata da Madrid.

    Puigdemont rimane però a rischio estradizione per il reato minore di appropriazione indebita di denaro pubblico.

    Fuori dal carcere di Neumuenster c’erano ad aspettarlo diversi giornalisti e una folta delegazione di deputati catalani. Oltre all’avvio di un dialogo con Madrid l’ex presidente della Generaltitat ha invocato la liberazione  degli altri leader indipendentisti catalani che sono ancora reclusi.

    “Chiedo l’immediato rilascio di tutti i compagni che continuano nelle carceri spagnole”, ha dichiarato. “È un peccato che l’Europa abbia prigionieri politici”.

    “Questa lotta non è interna, ma riguarda tutti i cittadini europei che sono preoccupati dei rischi della democrazia”, ha aggiunto Puigdemont, sottolineando che “la democrazia è a rischio in Spagna”.

    Il 25 marzo 2018 Puigdemont era stato arrestato dopo aver attraversato il confine tedesco per rientrare in Belgio, dove vive in esilio da cinque mesi.

    Secondo quanto emerso successivamente, l’intelligence spagnola aveva collocato sulla sua auto un chip gps per geolocalizzarne gli spostamenti.

    L’ex leader catalano proveniva dalla Danimarca, dopo essere stato in visita in Finlandia per partecipare a una conferenza.

    Il 24 marzo 2018, dopo la sua partenza per la Scandinavia, era stato riattivato il mandato di arresto europeo nei confronti suoi e di altri quattro leader catalani, che era stato revocato nel dicembre 2017.

    Il 25 marzo 2018 la sua auto è stata intercettata dalla polizia tedesca su un’autostrada nello stato Schleswig Holstein.

    Poche ore dopo il suo arresto a Barcellona erano scoppiati disordini che hanno portato al ferimento di 89 persone e all’arresto di altre quattro.

    Puigdemont si era recato in Belgio dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Catalogna, che ha fatto seguito al referendum del primo ottobre 2017, dichiarato illegittimo dalla Corte suprema spagnola.

    LEGGI ANCHE Quanto costa la crisi della Catalogna all’economia spagnola

     

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version