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La rifugiata afghana di 105 anni

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Venti giorni fa, Bibihal Uzbeki ha lasciato Kunduz, in Afghanistan, alla ricerca di una vita migliore in Europa. Ieri è arrivata in Croazia

Non è una scelta quella di migrare. Non per le oltre 260mila persone che hanno attraversato la Croazia nell’ultimo mese. Non per chi è in fuga dalla guerra. Non per Bibihal Uzbeki, la donna afghana di 105 anni che spera di raggiungere la Svezia.

È arrivata in Croazia nella giornata di martedì 27 ottobre, avvolta in uno scialle verde con su ricamato qualche fiore colorato.

Se avesse potuto scegliere, credo che Bibihal avrebbe scelto di restare nella sua casa a Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Avrebbe scelto di non veder andare distrutto tutto quello che aveva costruito negli anni. Avrebbe scelto di non finire sotto la dittatura dei Taliban. Avrebbe scelto di non vedere amici e parenti morire per colpa della guerra. Avrebbe scelto di poter passare in tranquillità la vecchiaia, magari giocando con i suoi numerosi nipoti o lavorando a maglia. Sicuramente non attraversando chilometri di mari e deserti a piedi.

“Mi fanno male le gambe, ma sto bene”, ha detto in farsi al personale della Croce Rossa che l’ha accolta all’interno del campo rifugiati di Opatovac, vicino al confine con la Serbia.

Bibihal è dovuta fuggire dalle atrocità di un Afghanistan avvolto nella disperazione e soffocato dalla guerra. Ci ha messo venti giorni per arrivare in Europa. La strada dall’Afghanistan alla Croazia è lunga quasi seimila chilometri, e attraversa mari, monti, deserti e foreste. A tratti, il figlio di 67 anni e il nipote Muhamet di 19, l’hanno dovuta portare sulle proprie spalle.

“Sono diventata una senzatetto, una migrante. Sono sulla strada da tanto tempo”.

Le mani le tremano un po’ quando parla.

“Abbiamo avuto tanti problemi. Ho sofferto tanto,” dice.

Il suo viaggio però non è ancora finito. I volontari della Croce Rossa l’hanno aiutata a salire su un treno diretto in Slovenia. Mancano ancora 1.600 chilometri alla Svezia.

(Qui sotto un video di Bibihal nel campo rifugiati di Opatovac)


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