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Home » Esteri

Somalia, attentato di al-Shabaab in un santuario: almeno 10 morti

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Immagine di repertorio

Almeno 10 persone sono morte in un attentato rivendicato dai miliziani jihadisti di al-Shabaad contro un santuario sufi nella città centro-settentrionale di Galkayoin, in Somalia.

Tra i morti, anche il leader religioso del santuario e alcuni dei suoi studenti.

I jihadisti hanno fatto esplodere un’auto nei pressi del centro religioso di Sheikh Abdiweli Ali Elmi Yare e hanno poi aperto il fuoco contro i presenti, secondo quanto riferito dalla polizia.

“I miliziani hanno ucciso 10 persone tra cui adolescenti e donne che vivevano all’interno del santuario”, ha riferito ai media internazionali Abdirahman Abdullahi, un agente di polizia.

“I combattimenti tra le forze di sicurezza e al-Shabab sono ancora in corso e il bilancio dei morti potrebbe aumentare”.

Secondo quanto spiegato dal portavoce della polizia, il leader religioso del santuario attaccato dai miliziani era stato accusato da al-Shabab di aver insultato il profeta Maometto nel corso delle sue lezioni sul Corano.

Secondo i miliziani, lo studioso si sarebbe riferito a se stesso come il “Profeta”, accusa che Abdiweli ha sempre negato.

“Non sappiamo ancora quante persone hanno perso la vita nell’attacco. Al-Shabab aveva minacciato molte volte lo studioso”, ha spiegato Abdirashid Hashi, il governatore della regione di Mudug in cui è avvenuto l’attacco.

Al-Shabab – Al-Shabab è un gruppo armato con sede in Somalia che combatte per rovesciare il governo somalo filo-occidentale appoggiato dalla comunità internazionale. I miliziani hanno condotto numerosi attacchi nel paese africano e in quelli vicini: il loro obiettivo è creare uno Stato retto dalla legge islamica.

Il gruppo in precedenza era riuscito a imporre il suo controllo sulla maggior parte della Somalia, ma dal 2010 il governo somalo ha riconquistato quasi tutto il paese.

Al momento, i miliziani controllano piccole sezioni della regione di Mudug.

Il gruppo conduce spesso attacchi anche in Kenya ed è stato inizialmente accusato di essere dietro il rapimento della volontaria italiana Silvia Romano, rapita in Kenya.

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