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    Draghi, addio alla Bce: “Ho fatto del mio meglio”

    Mario Draghi, presidente della Bce dal 2011 al 2019. Credit Image: Ansa/Xinhua via ZUMA Wire

    Il professore lascia la presidenza dopo otto anni intensi, dal "whatever it takes" al Quantitative Easing. Ora la guida della banca centrale passa alla francese Christine Lagarde, ex Fmi

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 24 Ott. 2019 alle 15:27 Aggiornato il 24 Ott. 2019 alle 18:41

    Draghi, addio alla Bce: l’ultima conferenza stampa

    Oggi, giovedì 24 ottobre, Mario Draghi ha tenuto la sua ultima conferenza stampa da presidente della Banca centrale europea (Bce). Draghi ha parlato alla stampa al termine dell’ultima riunione del Consiglio direttivo da lui presieduta, a Francoforte.

    “Mi sento come qualcuno che ha cercato di rispettare il mandato nel miglior modo possibile”, ha detto, tracciando un bilancio della sua presidenza. “Spesso le critiche non sono state pertinenti, ma noi siamo rimasti fermi in questo senso”.

    A chi gli ha domandato cosa farà adesso Draghi ha risposto con una battuta: “Non ho idee in merito. Ma se volete dettagli in più chiedete a mia moglie”.

    Il presidente uscente ha ovviamente parlato anche dello stato di salute dell’economia dell’Eurozona. “Il giudizio complessivo sui tassi negativi è positivo. I miglioramenti dell’economia hanno più che bilanciato gli effetti indesiderati negativi”, ha osservato.

    La Bce, ha spiegato, resta pronta a modificare tutti i suoi strumenti monetari per far risalire l’inflazione, e ritiene che sia necessaria una “posizione altamente accomodante” ancora a lungo.

    In questa fase, ha suggerito Draghi, “i governi che hanno spazio di manovra di bilancio devono agire in modo efficace e tempestivo”. I Paesi ad alto debito, invece, dovrebbero attuare una politica “prudente”. “Se volete vedere vedere tassi di interesse più alti bisogna dare spazio alle politiche fiscali”, ha aggiunto Draghi.

    Draghi: Bce lascia tassi invariati

    Nell’ultima riunione presieduta da Mario Draghi, il Consiglio direttivo della Bce ha deciso – come ampiamente previsto – di lasciare invariati i tassi d’interesse: il tasso principale resta fermo a 0, quello sui prestiti marginali allo 0,25 per cento e quello sui depositi a -0,50 per cento.

    Il board ha anche confermato il nuovo piano di acquisto di titoli di stato a partire da novembre. Il Consiglio direttivo, si legge in una nota, si attende che gli acquisti “proseguiranno finché necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento e che termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di riferimento della Bce”.

    La Bce di Draghi: dal “Whatever it takes” al Quantitative Easing

    Draghi è rimasto alla guida della Bce per otto anni: il suo mandato è iniziato il primo novembre 2011 e scadrà il 31 ottobre 2019. Durante la sua presidenza la Banca centrale europea ha dovuto fronteggiare la più grave crisi economica dal dopoguerra. Secondo molti analisti, la politica portata avanti da Draghi in questi anni è stata determinante per la sopravvivenza della moneta unica europea.

    “The ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough (La Bce è pronta fare qualsiasi cosa per salvare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente)”, disse Draghi in una conferenza stampa nel 2012. Una frase passata alla storia, perché bastò da sola a placare l’agitazione dei mercati sull’euro.

    Nel 2015, poi, il presidente della Bce fu l’artefice di una svolta epocale, avviando per la prima volta un piano di Quantitative Easing in Europa. Anche in questo caso gli analisti sono concordi nel dire che quella mossa fu fondamentale per la tenuta dell’euro e ossigeno vitale per l’economica dell’Eurozona, alle prese con una difficile stagnazione.

    L’ultimo colpo di Draghi risale allo scorso settembre, con l’annuncio di un nuovo Q.E. a partire da novembre.

    Chi è Mario Draghi

    Mario Draghi nasce a Roma il 3 settembre 1947. Figlio di un dirigente pubblico (Banca d’Italia e Iri) e di una farmacista, a soli 15 anni rimane orfano di entrambi i genitori. Frequenta l’istituto Massimiliano Massimo di Roma ed è in classe, tra gli altri, con il futuro manager Luca Cordero di Montezemolo e il futuro conduttore tv Giancarlo Magalli.

    Nel 1970 si laurea in Economia all’Università La Sapienza di Roma con una tesi sulla variazione dei tassi di cambio in cui sosteneva che all’epoca non sussistessero le condizioni per un progetto di una moneta unica europea. Segue un periodo di formazione negli Stati Uniti, al Mit di Boston.

    Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta insegna come professore nelle università di Trento, Padova e Venezia.

    Nel 1983 viene nominato consigliere di Giovanni Goria, ministro del Tesoro nel Governo Craxi I. L’anno successiva diventa direttore esecutivo della Banca Mondiale, incarico che manterrà fino al 1990. Dal 1991 al 2001 è direttore generale del Ministero dell’Economia.

    Nel gennaio 2002 diventa vicepresidente della banca d’affari statunitense Goldman Sachs. Quattro anni più tardi rientra in Europa per andare alla presidenza della Banca d’Italia.

    Nel maggio 2011 l’Eurogruppo ufficializza la sua nomina a nuovo presidente della Bce, dove succede al francese Jean-Claude Trichet. Qui il profilo completo di Mario Draghi.

    Bce: dopo Draghi arriva Lagarde

    Dopo l’addio di Draghi, alla presidenza della Bce arriverà Christine Lagarde, ex numero del Fondo monetario internazionale (Fmi). La nomina di Lagarde è stata decisa nel luglio scorso dal Parlamento europeo e ha suscitato alcune polemiche per la presunta incompetenza della donna.

    Francese, 63 anni, la nuova presidente della Bce non è infatti un’economista, ma è laureata in Giurisprudenza e, prima di arrivare alla guida del Fmi ha ricoperto incarichi nel campo legale e come ministra nel governo francese.

    Lagarde sarà la prima donna al vertice della Banca centrale europea.

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