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Wu Ming sull’esclusione di CasaPound dal Salone: “Se volete i fascisti, non invitate gli antifascisti”

Credit: Valerio Pennicino/Getty Images
Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 9 Mag. 2019 alle 10:47

Salone del libro Wu Ming – Il Salone del Libro di Torino si apre e la polemica attorno alla presenza dello stand della casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound, si chiude. Forse. Il Salone ha deciso, alla vigilia dell’apertura della manifestazione, di escludere l’editore Francesco Polacchi e il suo banchetto.

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La discussione accesa si era aperta qualche giorno fa, quando lo scrittore e insegnante Christian Raimo aveva sollevato la questione e si era dimesso dall’incarico di collaboratore del direttore della manifestazione culturale torinese Nicola Lagioia, pur decidendo di andare come autore.

A portarla avanti era stato in primis il collettivo di scrittori bolognese Wu Ming, che aveva fatto sapere che non sarebbe andato a Torino: “Mai gomito a gomito con i fascisti”.

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Alla notizia dell’espulsione di Altaforte, Wu Ming ha commentato con un tweet: “Al di là delle magagne, questo è un precedente che resterà. Saloni, fiere, festival, kermesse: se volete i fascisti, non invitate antifascisti, sopravvissuti all’Olocausto, vecchi partigiani. La censura non c’entra una fava”.

Il tweet di Wu Ming

Su Giap – il sito di Wu Ming – si legge un lungo commento intitolato: “Vittoria: via i fascisti dal Salone del Libro. Abbiamo vinto. Ecco alcune cose da imparare per la prossima volta”.

“L’antifascismo ha ottenuto un risultato importante, che farà precedente: Casapound è fuori dal Salone internazionale del libro di Torino. Aprire la contraddizione è servito, eccome se è servito. Dare un segnale chiaro è stato determinante. Grazie a tutte e tutti quelli che, insieme a noi, lo hanno dato”, si legge nel commento. Una vittoria, quindi, per il collettivo, che spiega poi i nodi venuti a galla nel dibattito degli ultimi giorni, le accuse mosse al collettivo rispetto al boicottaggio del Salone.

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Dopo Wu Ming anche altre personalità del mondo della cultura avevano fatto sentire la loro voce, prendendo una posizione netta. Dallo storico e saggista Carlo Ginzburg, la cui scelta di non andare dipendeva da una “decisione politica”, al fumettista romano Zerocalcare, che con un tweet aveva annullato i suoi appuntamenti a Torino perché gli era “impossibile sedere a 3 metri da chi ha accoltellato i miei fratelli”.

Subito dopo la decisione del Salone di estromettere Altaforte, il fumettista ha annunciato che sarà a Torino: “I nazisti stanno a casa e quindi ci vediamo al salone di torino! Bye bye miss american pie”.

Il tweet di Zerocalcare
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