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    Mimmo Lucano ha ricevuto un nuovo avviso di garanzia

    Domenico Lucano, detto Mimmo, è stato sindaco di Riace dal 2004 al 2018

    L'ex sindaco di Riace è accusato di aver concesso la carta d'identità a una donna eritrea e a suo figlio nonostante entrambi fossero privi di permesso di soggiorno

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 28 Dic. 2019 alle 09:03

    L’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, è indagato dalla Procura di Locri per aver rilasciato due carte d’identità a una donna eritrea e a suo figlio nonostante entrambi fossero privi di permesso di soggiorno. Lucano – sul quale pendono altri due procedimenti legati alla gestione dei migranti – è stato raggiunto dall’avviso di garanzia nei giorni scorsi. A confermare la notizia è stato lo stesso ex sindaco, sentito dall’agenzia di stampa Adnkronos.

    “La carta d’identità era legata ad esigenze sanitarie e per me è prioritario rispettare la dignità umana di un bambino di pochi mesi”, spiega Lucano, giustificando la concessione delle carte d’identità con il fatto che “il bambino aveva necessità di vedersi assegnato un pediatra”.

    Il presunto reato contestato risale al settembre 2016: la donna eritrea e il figlio erano ospiti al Cas di Riace. “La prefettura ci aveva chiesto il loro inserimento e noi avevamo detto di sì perché c’era la disponibilità”, ricorda l’ex sindaco. In seguito, “fu fatta l’iscrizione al registro anagrafico e poi fu richiesta la carta d’identità”.

    “È assurdo”, commenta Lucano con riferimento alla nuova indagine. “Rifarei tutto, la Costituzione prevede il diritto alla salute: il diritto alla salute è inviolabile e fondamentale”.

    L’ex sindaco di Riace è attualmente sotto processo per abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: è accusato di aver favorito un matrimonio combinato per far ottenere il permesso  di soggiorno ad una donna nigeriana e di aver forzato la procedura per assegnare la gestione rifiuti di Riace a due cooperative.

    In un’altra inchiesta, ancora in corso, Lucano è indagato per truffa e falso in relazione alla gestione dei migranti a Riace.

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