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    Ci salveranno le mani di Lorena, che curano i piedi martoriati dei migranti della rotta balcanica

    Questa è una una storia di vesciche e bolle sanguinanti che esplodono nel cuore dell'Europa ricca e civilizzata, sotto i nostri occhi, a due passi da noi

    Di Lorenzo Tosa
    Pubblicato il 18 Set. 2019 alle 11:35 Aggiornato il 18 Set. 2019 alle 15:54

    I migranti della rotta balcanica: la foto shock di un 15enne arrivato a Trieste

    I piedi che vedete in fotografia hanno 15 anni. Sotto le loro piante ci sono migliaia di chilometri, fatti di corsa o camminando lungo tre Paesi, due confini e un numero infinito di borghi, strade, sentieri, incroci, attraverso l’inferno della rotta balcanica. Sono piedi migranti, piedi nomadi, piedi che non hanno scelta: morire o mettersi in marcia, seguendo una traccia invisibile ma chiarissima che altri piedi prima di loro hanno percorso.

    Dopo 17 tentativi (diciassette, provate a contarli se ci riuscite), questi piedi hanno superato il confine italiano e sono arrivati a Trieste. Sulla pelle e sulle dita – ovunque – vesciche enormi scoppiate come fossero vulcani bianchi. E qui domenica hanno trovato un paio di mani. Quelle di Lorena, psicoterapeuta clinica triestina che, come ogni fine settimana, è davanti al parco della stazione insieme al marito Gian Andrea, a curare le ferite di piedi come quelli che arrivano dall’est Europa in cerca di fortuna, molti dei quali appartengono a minori giunti senza un padre, senza una madre, senza soldi. Nulla.

    Lorena vorrebbe portarlo alla comunità di San Martino al campo a mangiare, a riposare. Le risponde l’uomo che è in lui, in questo ragazzino senza infanzia: “No mom, io devo andare avanti. Devo andare a Milano a trovare lavoro. Devo mandare i soldi a mia mamma e alle mie sorelle, mom”.

    C’è solo il dovere nelle sue parole. E nient’altro. Non c’è spazio per quello che vorrebbe lui, non c’è tempo per fermarsi, per questa adolescenza strappata dal petto e mai restituita. Ci sono solo centinaia di chilometri da percorrere ancora, per mettere più strada possibile tra sé e l’orrore.

    Questa è una storia di un paio di piedi e un paio di mani che si incontrano, e insieme provano a ricucire ferite che è impossibile rimarginare del tutto. È una storia di vesciche e bolle sanguinanti che esplodono nel cuore dell’Europa ricca e civilizzata, sotto i nostri occhi, a due passi da noi. È la storia di Lorena e Gian Andrea, di due attivisti in trincea, due testimoni silenziosi di un dramma che abbiamo rimosso dalla nostra coscienza.

    Guardi le mani di Lorena e vorresti stringerle, perché quelle mani di donna che si prendono cura dei piedi devastati di un quindicenne senza nome arrivato da chissà dove salveranno il mondo.

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