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    A Malpensa regna il caos: “Tamponi solo ai cittadini lombardi” | VIDEO

    I video del consigliere PD Bussolati documentano le lunghe code allo scalo milanese, dove già nel primo giorno di test ci sono evidenti disfunzioni. Ed è polemica sulle file solo per residenti o turisti intenzionati a rimanere sul territorio, spiegati con ragioni meramente organizzative

    Di Lorenzo Zacchetti
    Pubblicato il 20 Ago. 2020 alle 16:51 Aggiornato il 20 Ago. 2020 alle 17:20

     

    Primo giorno di test Covid-19 a Malpensa: polemica sulle file e sulla priorità riservati a cittadini lombardi o turisti intenzionati a rimanere nella Regione

    Venti agosto, primo giorno di tamponi all’aeroporto di Malpensa per i viaggiatori che arrivano dai Paesi maggiormente a rischio Covid-19, ovvero Spagna, Croazia, Malta e Grecia.

    Tra questi c’è anche Christian, l’operatore sociale milanese atteso proprio oggi al rientro da Malta con la sua famiglia e che nei giorni scorsi aveva confidato a TPI i suoi dubbi sulle modalità adottate da Regione Lombardia per organizzare i controlli.

    Dubbi che sono stati pienamente confermati dal sopralluogo effettuato dal consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati, il quale ha documentato la situazione postando degli eloquenti video sui social network.

    Partiti con notevole ritardo rispetto ad altre regioni, i tamponi stanno provocando code lunghissime, nonostante la scelta di effettuarli solo ai residenti in Lombardia o a chi arriva dall’estero e intende trattenersi nella Regione. “Mentre nel Lazio testano tutti i turisti in ingresso, qui solo i lombardi creando una situazione pericolosissima”, commenta Bussolati. “Paradossale la situazione dei piemontesi che vivono a pochi km di distanza dalle piste di Malpensa! Una gestione vergognosa. A cui si aggiunge il fatto che mentre nel Lazio si usano tamponi che danno un primo risultato immediato qui si può aspettare giorni senza sapere come comportarsi. Le dimissioni di Fontana e Gallera sono l’unica strada per la sicurezza sanitaria”.

    Rispetto alle polemiche derivanti da questa scelta, considerata discriminatoria dall’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, il d.g. della sanità lombarda Marco Trivelli ha spiegato a La Repubblica che si tratta solo di una priorità, dovuta alla difficoltà da parte di Ats Milano a ricontattare coloro che, essendosi registrati online, intendevano effettuare i test dopo il rientro, presso le strutture territoriali. Tuttavia, sono gli stessi cartelli affissi all’interno dell’aeroporto a indicare chiaramente le code “riservate” ai lombardi o a chi intende fermarsi in Lombardia.

    Se non discriminazione, quindi, c’è probabilmente un difetto di comunicazione – l’ennesimo – che auspicabilmente andrà chiarito prima dell’apertura di un’area per i test anche a Linate (venerdì 21) e a Orio al Serio (sabato 22).

    Un tema sul quale sicuramente c’è molta confusione sono i test ai turisti. In un tweet pubblicato sull’account ufficiale di Regione Lombardia si afferma chiaramente che se il turista si ferma in Lombardia per almeno quattro giorni è necessario effettuare il test, mentre per meno giorni no. E’ veramente difficile capire quale sia la logica di questa scelta, immaginando che un turista proveniente, ad esempio, dalla Croazia o dalla Spagna possa girare liberamente per tre giorni in una Milano ormai quasi completamente ripopolata e contagiare un numero enorme di cittadini!

    In merito ai tamponi, se l’obiettivo per Malpensa, una volta a regime, è di effettuare tra i 1.500 e i 1.800 test al giorno, per gli altri due scali milanesi l’asticella è decisamente più bassa. E, in vista di un settembre che si annuncia particolarmente difficile sul piano epidemiologico anche per la ripartenza delle scuole, vi è davvero da augurarsi che tutto vada per il meglio. Certamente meglio di oggi.

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