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    ‘Ndrangheta, il boss Graviano parla ancora di Berlusconi: “Ha tradito anche Dell’Utri”

    Il boss Graviano Credit: Ansa

    Al processo "Ndrangheta stragista" il boss spiega perché nelle intercettazioni diceva di voler contattare "persone vicine" al Cavaliere

    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 14 Feb. 2020 alle 13:07 Aggiornato il 14 Feb. 2020 alle 14:31

    “Silvio Berlusconi ha tradito anche Marcello Dell’Utri”. A dirlo, collegato in videoconferenza, è il boss mafioso Giuseppe Graviano, nel processo sulla ‘ndrangheta stragista a Reggio Calabria. “Le leggi che ha fatto Berlusconi – spiega ancora Graviano – hanno danneggiato anche Dell’Utri, che è stato condannato”. E ribadisce: “Le leggi approvate da Berlusconi hanno danneggiato anche Dell’Utri e tutti i detenuti al 41 bis”.

    Dopo le prime rivelazioni shock dell’udienza del 7 febbraio scorso, in cui Graviano aveva detto di aver incontrato diverse volte il Cavaliere a Milano, oggi il boss sostiene  che nell’aprile 2016 si era rivolto al codetenuto Umberto Adinolfi, che stava per essere scarcerato, per chiedergli di “fare arrivare un messaggio a Silvio Berlusconi” che “doveva mantenere gli impegni presi” e per “ricordargli che sono ancora vivo, a differenza di mio cugino Salvo che nel frattempo è morto. E i patti vanno rispettati. Doveva rispettare un accordo che riguardava alcuni investimenti fatti con mio nonno”.

    Nella conversazione si sente Graviano che dice ad Adinolfi che “bisogna trovare la strada per fare trovare un messaggio per qualcuno che non ha rispettato i patti”. E oggi ribadisce che quel “qualcuno” sarebbe proprio l’ex premier Silvio Berlusconi.

    I figli concepiti al 41 bis

    Fra i misteri di Giuseppe e del fratello Filippo Graviano ci sono anche i due figli, nati mentre i boss erano rinchiusi al 41 bis. Il capomafia disconosce le parole pronunciate in carcere e intercettate nel processo “Stato-mafia”: “Mia moglie non è mai entrata in carcere, nella cesta della biancheria. Forse, parlavo di mio fratello, che venne messo nella mia stessa cella”. Una retromarcia clamorosa.

    Fino a pochi anni fa si pensava che Giuseppe Graviano e suo fratello Filippo avessero fatto ricorso all’inseminazione artificiale. Invece, erano riusciti a organizzare una notte d’amore all’Ucciardone. Anche Filippo Graviano è riuscito a diventare padre in carcere. Si chiamano tutti e due Michele i figli dei boss, come il nonno, ucciso a Brancaccio.

    Un botta e risposta con delle versioni non sempre concordanti. Il pm contesta ancora le intercettazioni (“Io tremavo, lei era nella cesta delle robi”), ma il boss dice: “A cosa interessa una cosa mia personale in questo processo?”.

    “Vorrei capire se un passo verso di lei venne fatto – incalza il Pm – con un attimo di distrazione, facendo entrare sua moglie”. E Graviano spiega: “La politica non c’entra in questa situazione, questa intercettazione non risponde alla realtà. Non racconterò mai a nessuno come ho concepito mio figlio, dico solo che non ho fatto nulla di illecito, ci sono riuscito ringraziando anche Dio e sono rimasto soddisfatto. Non ho chiesto alcuna autorizzazione, ma ho approfittato della distrazione degli agenti Gom”.

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