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    “Rinviate il concorso straordinario della scuola, troppi rischi”: l’allarme Covid dei docenti precari a TPI

    "Il concorso straordinario è la nostra occasione, ma adesso è troppo rischioso", le testimonianze dei docenti che da anni aspettano di poter concorrere per l'assegnazione delle cattedre

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 16 Ott. 2020 alle 14:01 Aggiornato il 16 Ott. 2020 alle 17:04

    “Noi questo concorso vogliamo farlo, è l’occasione della nostra vita. Ma alcuni di noi, purtroppo, potrebbero perderla, perché si trovano in isolamento fiduciario o sono positivi al Coronavirus. E questo non è giusto”. Mariella Latino, insegnante precaria di sostegno, lavora a Brindisi e a breve dovrà recarsi in Sicilia per il concorso straordinario indetto dal Ministero dell’Istruzione per la stabilizzazione dei docenti precari. A partire dal 22 ottobre e fino al 16 novembre, saranno circa 66mila gli aspiranti titolari di cattedra che si sposteranno per lo svolgimento del concorso straordinario, e 13.500 di loro dovranno svolgere la prova in altra regione.

    Si tratta di un concorso per le stabilizzazioni riservato a chi ha almeno tre anni di insegnamento alle spalle, un’occasione che i precari aspettavano dal 2014 ma che, a causa dell’emergenza sanitaria, potrebbe comportare dei rischi seri per loro e per il mondo della scuola in generale. Per questo, data la risalita dei contagi registrata in questi giorni e la decisione del governatore della Campania De Luca di chiudere le scuole per 15 giorni, dai precari arriva la richiesta di “congelare” e posticipare le prove. “Abbiamo aspettato sei anni, siamo disposti ad aspettare ancora qualche mese”, sottolinea al telefono con TPI Mariella, che insegna da 4 anni ed è una docente di sostegno. “Siamo preoccupati per la nostra salute e per quella degli studenti. Molti ragazzi nelle classi purtroppo non rispettano i comportamenti corretti, e anche per questo rischiamo di esporre noi e loro a dei rischi”.

    I timori sono ancora maggiori per chi, come Mariella, insegna sostegno e quindi si trova a stretto contatto con alunni più vulnerabili, che spesso non possono indossare la mascherina perché presentano delle disabilità. “Tutelare la salute degli studenti vuol dire tutelare anche quella degli insegnanti”, sostiene Mariella, che aggiunge: “Per essere sicura di poter partecipare alla prova sto pensando di chiedere al dirigente alcuni giorni di aspettativa prima del concorso, in modo da stare a casa e correre meno rischi possibili, ma a farne le spese sarebbe l’alunno che seguo, che perderebbe le ore insieme a me”.

    “A preoccuparci sono anche i criteri di attribuzione delle sedi di concorso, che non ci sembrano così ragionevoli”, dice a TPI una docente di scuola secondaria di primo grado in Lombardia e che chiede di restare anonima. “Si rischia di sovraffollare i trasporti per tutto il mese. Un criterio più ragionevole sarebbe quello del luogo di domicilio, che abbiamo nella provincia in cui lavoriamo, oppure la sede di servizio della scuola. Ogni giorno entriamo in contatto con oltre 60-70 ragazzini, cerchiamo di essere prudenti al massimo per la nostra salute, ma la possibilità che uno di loro risulti positivo e che noi non possiamo di conseguenza sostenere la prova è molto alta”.

    “Le nostre aule, purtroppo, cominciano a pullulare di ragazzi risultati positivi a tamponi di controllo disposti da medici di base in comparsa di sintomatologia affine a quella da Covid-19. Il docente che lavora in queste classi, non può partecipare alla prova concorsuale per la quale è in attesa da oltre 6 anni”, sottolinea a TPI Enrico Pani, docente precario presso la scuola secondaria di primo grado (“Passo dalla materia – arte e immagine – al sostegno, ogni anno è un’incognita. Nessuna stabilità nell’instabilità”).

    “Ciò”, prosegue Pani, “ci obbliga a rischiare di perdere l’occasione di stabilizzazione che aspettiamo da anni, oppure a chiedere ai nostri dirigenti periodi di aspettativa 15 giorni prima delle prove calendarizzate, al fine di poter partecipare al concorso ‘con le carte in regola, con un non trascurabile danno economico’. Ma un’aspettativa di massa si tradurrebbe in un collasso del sistema scolastico per tutto il mese di novembre, mese di svolgimento delle prove. Il rischio che questo concorso si trasformi nella ‘Atalanta-Valencia’ del febbraio 2020 è altissimo e noi siamo allibiti dalla miopia del Ministero e del Governo in tal senso. Per un concorso, peraltro, che vedrebbe i vincitori in cattedra non prima di settembre 2021, quindi ci chiediamo: qual è l’urgenza che si ha? Davvero la salute pubblica sarà, per l’ennesima volta, sacrificata in nome di una presa di posizione?”.

    Dai sindacati alla politica: piovono le richieste di rinvio

    I docenti precari sono scesi in piazza ieri a Taranto, con un flash mob dinanzi alla Prefettura -organizzato dalle sigle sindacali Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams – per chiedere il rinvio del concorso. Una protesta analoga si è svolta il giorno precedente a Torino.

    “La decisione del governo di avviare, in un contesto di emergenza igienico sanitaria, lo svolgimento delle prove del concorso straordinario”, sostengono i sindacati, “non produce alcun effetto immediato in termini di assunzioni, mentre espone la scuola e il personale coinvolto a un possibile aumento dei contagi e alla possibilità che molti precari, trovandosi in situazione di contagio o di quarantena come effetto del lavoro che svolgono, siano esclusi dalla partecipazione al concorso“.

    Per quanto riguarda la politica, richieste di rinvio sono arrivate dai deputati di Fratelli d’Italia Carmela Ella Bucalo e Paola Frassinetti, rispettivamente responsabile scuola del dipartimento Istruzione di Fdi e vicepresidente commissione Cultura, e dal leader della Lega Matteo Salvini, che ha definito una “follia” la decisione di Azzolina di confermare il concorso. Ma a chiedere di valutare il rinvio ora sono anche esponenti della maggioranza.

    “Il dato dei contagi cresce ogni giorno. Giustamente il governo sta assumendo iniziative importanti per limitare i rischi e scongiurare un nuovo lockdown. In queste condizioni una riflessione sul concorso per i precari della scuola dovrebbe essere d’obbligo”, ha scritto in una nota Matteo Orfini, ex presidente Pd. “Davvero non ha alcun senso svolgerlo in questa situazione. Quando scegliemmo di rinviarlo fu esattamente perché eravamo in piena pandemia. Ora che il virus è tornato a circolare come si può far finta di niente? Il governo ascolti il mondo della scuola e rinvii questa follia”.

    “Siamo di fronte al riattivarsi drammatico dell’emergenza  sanitaria e bisogna mettere al centro la sicurezza dei cittadini”, ha scritto in una nota la responsabile Scuola del Pd Camilla Sgambato. “Alcune regioni stanno in questi giorni decidendo di chiudere le scuole in via precauzionale. Pertanto lo svolgimento di concorsi in questa fase di aumenti esponenziali della curva del contagio da Covid, espone a rischi enormi non solo i partecipanti al concorso, ma anche il personale dei plessi scolastici che dovrebbero ospitarli per l’espletamento delle prove. Non si può non prendere atto che siamo di fronte alla stessa, se non peggiore, situazione di quando il concorso fu rinviato. E dunque riflettere sulla necessità di spostarlo a tempi migliori sotto il profilo sanitario ci sembra la cosa più opportuna da fare. Invitiamo il Governo ad una rapida riflessione in tal senso”.

    In favore del rinvio si è schierato infine – in maniera compatta – il Consiglio regionale sardo, che ieri ha approvato un ordine del giorno sintesi dei due presentati da Laura Caddeo (Progressisti) e Fausto Piga (Fratelli d’Italia), con l’astensione dei consiglieri del Movimento Cinque Stelle.

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