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    Crisanti: “Il governo ha ignorato il mio piano-tamponi, le chiusure si potevano evitare”

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 20 Ott. 2020 alle 18:52

    Un piano per frenare in modo deciso l’epidemia chiuso nel cassetto del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, e del sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. Questo è quanto rimprovera al Governo il professor Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, che è stato tra i primi in Italia a pianificare una strategia vincente contro l’epidemia da SarsCov-2.

    Ad agosto Crisanti era stato incaricato di preparare un programma di politica sanitaria per far fronte alla seconda ondata. Nel programma il virologo aveva chiarito: “Bisogna dotare il Paese di una infrastruttura che possa processare almeno 400mila tamponi al giorno”. Purtroppo il programma non è stato è preso in considerazione.

    Il piano, nella forma di una bozza preliminare, delineava la dinamica di trasmissione del virus e i fattori che ne influenzano i possibili scenari. Nella sostanza si proponeva di dotare l’Italia di una rete di laboratori fissi e mobili per “incrementare a 400.000 la capacità di effettuare tamponi ed eliminare differenze regionali con l’obiettivo di consolidare i risultati del lockdown e mantenere i contagi a un livello basso che non interferisse con la qualità della vita e le attività produttive”.

    “Non ho più avuto riscontri alla mia proposta. Ora a distanza di quasi tre mesi vengono emanati nuovi decreti del Presidente del consiglio, destinati ad impattare sulla nostra qualità della vita e sulle nostre attività lavorative, subiti pazientemente con la speranza che possano contribuire a diminuire il contagio. Ancora una volta, tuttavia, si persiste nell’errore di non chiedersi come, ridotto il contagio con misure progressivamente restrittive, si faccia a mantenerlo a livelli bassi. La mancata risposta a questa domanda ci condannerà a una altalena di misure restrittive e ripresa di normalità che avrà effetti disastrosi sull’economia, l’educazione e la vita di relazione”.

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