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    Covid, l’epidemiologo Spiteri: “Per liberarcene serviranno anni”

    Di Carmelo Leo
    Pubblicato il 16 Nov. 2020 alle 10:32

    Covid, l’epidemiologo Spiteri: “Per liberarcene serviranno anni”

    “Dalla pandemia da Covid-19 usciremo in tempi lunghi: se avremo vaccini efficaci, non solo nei giovani ma anche negli anziani, abbastanza dosi per tutti e la disponibilità delle persone a vaccinarsi, nel prossimo anno faremo passi importanti per uscire dalla pandemia. Ma non penso che riusciremo ancora ad abbracciarci o a liberarci dalle mascherine”: in un’intervista a Repubblica, l’epidemiologo Gianfranco Spiteri – di Malta, ma che lavora all’Ecdc (European Centre for Disease Control) a Stoccolma – ha spiegato che ci vorranno ancora anni prima di liberarci definitivamente del Coronavirus. “La seconda ondata – ha aggiunto – era attesa. L’avevamo prevista a giugno, ricordando che molte epidemie, per esempio di influenza, hanno avuto seconde ondate più intense delle prime. Durante l’estate abbiamo visto tra la popolazione una grande ‘fatica da Covid’. Dopo mesi di lockdown, in molti hanno pensato di poter tornare ai comportamenti normali e il virus ha ripreso a crescere. In questo autunno però abbiamo a che fare con una capacità di fare test molto superiore rispetto alla primavera. I numeri sono più alti anche perché registriamo più casi. È difficile fare confronti diretti con la prima ondata”.

    Con i suoi colleghi, Spiteri ha studiato la comparsa del Covid-19 in Europa: “Ci sono evidenze – ha spiegato l’epidemiologo – che Sars-Cov-2 sia arrivato prima del 24 gennaio, data ufficiale per l’Europa (primo caso in Francia, ndr). Il virus è stato trovato nelle acque reflue in Italia a dicembre, un uomo ricoverato in terapia intensiva in Francia era positivo, si è scoperto più tardi, già il 27 dicembre. Il fatto che quel paziente non avesse viaggiato significa che probabilmente il Coronavirus era già in circolazione da qualche tempo nell’area di Parigi. Gli studi di filogenetica fissano l’origine di Sars-Cov-2 in Cina tra settembre e l’inizio di ottobre del 2019. D’altra parte sappiamo che per un certo periodo i casi possono diffondersi in modo silenzioso, a causa degli asintomatici. È necessario un po’ di tempo prima che le infezioni diventino significative. La grande ondata di marzo nel Nord Italia è stata probabilmente preceduta da settimane di circolazione più limitata. Lo abbiamo visto anche in altre città, come Madrid o New York. Occorrono dei contesti particolari e individui con un gran numero di contatti sociali perché l’epidemia raggiunga numeri importanti e arrivi a sommergere ospedali e terapie intensive”.

    Secondo Spiteri in Europa non si sta ancora raggiungendo il picco della seconda ondata di Coronavirus, visto che “ci vogliono diverse settimane da quando vengono prese misure severe”. Per quanto riguarda le strategie da adottare per evitare un’ulteriore diffusione del virus, l’epidemiologo ha dichiarato che “test e tracciamento possono dare una grossa mano, ma nonostante il loro potenziamento stanno cedendo in molti paesi. Il distanziamento allora diventa l’unica soluzione. Se neanche questo funziona, non resta che il lockdown. L’alternativa non è praticabile: il collasso del sistema sanitario va evitato non solo per i pazienti di Covid, ma anche per tutte le altre persone che hanno bisogno di cure”. Nonostante ciò, Spiteri si è detto contrario alla chiusura delle scuole: “Non hanno dimostrato di creare grandi focolai, soprattutto quando i bambini sono piccoli”.

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