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    Il virologo Crisanti: “Covid non è cambiato. Seconda ondata? Se ci sarà, a dicembre-gennaio”

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 8 Set. 2020 alle 11:07 Aggiornato il 8 Set. 2020 alle 11:17

    Il virus non è cambiato ma è cambiato il modo in cui il Paese sta affrontando il problema. Questo emerge da alcune riflessioni rilasciate da Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova, che in un’intervista all’Huffington Post fa il punto sull’epidemia. “Nel nostro Paese i dati ci dicono che la ripresa della trasmissione – che stiamo registrando nelle ultime settimane con numeri di casi in media vicini a quelli che leggevamo ogni giorno nel bollettino della Protezione Civile quando è stato decretato il lockdown – presenta differenze notevoli rispetto a quel periodo di fine febbraio – inizio marzo, quando la capacità di fare tamponi era scarsa”.

    Nel quadro tracciato dal virologo, “i casi di queste ultime settimane sono circa 15-20 volte inferiori di quelli del primo periodo della pandemia”. Secondo Crisanti, “La gran parte delle persone infette identificate oggi è composta da giovani, asintomatici o con sintomatologia lieve. A febbraio-marzo questi casi manco li vedevamo. All’epoca più che 1500 in media come oggi – tanti risultavano, ma i numeri erano sottostimati – ne avevamo probabilmente 30.000. Dall’indagine sierologica effettuata dell’Istat sul territorio nazionale risulta che in Italia abbiamo avuto 1 milione e 482mila casi di Covid-19, mentre quelli accertati sono stati 265mila. Nei mesi dell’emergenza i tamponi venivano eseguiti sulle persone ricoverate in ospedale, gli asintomatici neanche li si intercettava”.

    L’Italia non è una bolla

    L’Italia, nell’aver allentato le misure restrittive con maggior cautela, gode in questo momento di una situazione “favorevole” rispetto agli altri Paesi europei. “Abbiamo meno persone infette e questo è positivo. Il minor numero di casi da noi è dovuto alla gradualità con cui sono state rimosse le restrizioni. Ma l’Italia non è in una bolla. Anche per questo, per avere il quadro aggiornato, chiaro e quanto più possibile rappresentativo dell’andamento del virus, è fondamentale misurare i casi in maniera corretta”, afferma Crisanti. Ma con l’arrivo dell’autunno le cose potrebbero cambiare: “L’arrivo dell’autunno inevitabilmente creerà situazioni più favorevoli alla diffusione del contagio. Penso alla ripresa delle attività lavorative, al ritorno a scuola, alle elezioni”. Un aumento di casi che potrebbe condurre a una seconda ondata: “Di sicuro non è quella che stiamo vivendo. Se ci sarà, arriverà a fine dicembre-inizio gennaio”.

    Sul vaccino il virologo va con i piedi di piombo e smonta gli entusiasmi: “Metà 2021 a voler essere ottimisti. La sperimentazione di un vaccino prevede in genere 4, anche 5 anni. Sarà un risultato eccezionale se a quello contro il Coronavirus si arriverà in 2-3 anni. Quanto all’obbligo, non so, dipenderà dalle circostanze”, conclude Crisanti.

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