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    Coronavirus in Sardegna, il racconto di una ragazza di Milano: “Noi, 14 amici tutti positivi dopo le nottate nell’isola”

    Di Carmelo Leo
    Pubblicato il 23 Ago. 2020 alle 09:58 Aggiornato il 23 Ago. 2020 alle 10:44

    Coronavirus Sardegna, una ragazza di Milano: “Noi, 14 amici positivi. Ma non chiamateci untori”

    Mentre Sardegna e Lazio discutono su come fare più tamponi possibili ai viaggiatori in entrata e in uscita dalle due Regioni, continua a crescere il numero dei piccoli focolai di Coronavirus esplosi tra coloro che sono di ritorno dalle vacanze in Costa Smeralda: oggi il Corriere della Sera riporta la storia di una comitiva di 14 ragazzi tra i 25 e i 27 anni, che hanno passato il Ferragosto a Porto Cervo e sono rientrati tutti positivi. A raccontarla è C., una ragazza di 26 anni di Milano, che ha iniziato il periodo di quarantena da sola dopo aver scoperto di essersi infettata. “Siamo tutti in quarantena – spiega – e in una chat ci sosteniamo a vicenda, ma siamo solo al giorno due. Molti di noi sono asintomatici, altri hanno i sintomi dell’influenza. Io ho avuto la febbre a 37.5 appena rientrata, il 18, ora sto benissimo. Non volevamo certo finisse così questa vacanza. Molti di noi, positivi, in discoteca non ci sono neanche mai andati, eppure…”.

    Tutta la comitiva vive tra il Nord Italia e Roma. Al ritorno dalla vacanza, uno degli amici di C. ha avvertito gli altri: aveva 38.5 di febbre. In poco tempo, la chat di Whatsapp è diventata un vero e proprio bollettino: il secondo, il terzo, poi il quarto amico annuncia di avere la febbre. Il primo che fa il tampone è un ragazzo che dopo la Sardegna è partito per Bolzano. Positivo. Alla richiesta di rintracciare i contatti recenti, pensa agli altri del gruppo. Tutti e 14 sono positivi. “Chi può, come me – continua la ragazza nell’intervista al Corriere della Sera – sta in quarantena da sola. La paura più grande è quella di contagiare le nostre famiglie e andare incontro a conseguenze serie. Le nostre madri? La mia mi ha detto che sono un’incosciente, che c’era da aspettarselo che sarebbe finita così. Siamo stati in casa durante tutto il lockdown, abbiamo rispettato le regole alla lettera, oggi per la società noi ragazzi siamo i nuovi untori. La verità è che le discoteche non andavano aperte, andare a ballare distanziati è impossibile. Lo dico io che non ho rinunciato a una festa. Ma se ci hanno permesso di tornare in pista, perché non avremmo dovuto farlo? Non abbiamo fatto nulla di illegale. E poi non fermiamoci qui. Ripeto: ho amici che hanno trascorso le serate in Sardegna a casa, eppure ora hanno sintomi e febbre alta”.

    “Con il senno di poi – ammette infine C. – avremmo dovuto stare più attenti ed evitare di andare a ballare nonostante fosse consentito. E la mascherina, ecco: avremmo dovuto usarla di più. Però non ci sentiamo di autocrocifiggerci. Nessuno ci ha mai negato l’ingresso in discoteca, anche quando le sale erano sature. Abbiamo sottovalutato tutti il pericolo di ripiombare nel caos, ma non puntate il dito solo contro noi ragazzi”.

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