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    Coronavirus, il medico di Bergamo: “State a casa, siamo già costretti a scegliere chi curare e chi no. Come in guerra”

    Verso la terapia intensiva Credits: Ansa

    "Si decide in base all’età e alle condizioni di salute. Alcuni di noi, primari o ragazzini, ne escono stritolati... State a casa. Vedo troppa gente per strada"

    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 9 Mar. 2020 alle 10:43 Aggiornato il 10 Mar. 2020 alle 11:03

    Coronavirus Bergamo, i medici devono scegliere chi curare

    “Si decide per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato”. L’affermazione del dottor Christian Salaroli, dirigente medico, anestesista e rianimatore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, non è facile da digerire. In pratica, non tutti i pazienti possono essere curati a causa dell’alto afflusso di contagiati (Qui tutti gli aggiornamenti sul Coronavirus in Italia).

    Con le terapie intensive degli ospedali del Nord Italia intasate, i medici hanno iniziato a mettere in pratica il Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. “È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta su chi curare e chi no”, spiega Salaroli. All’interno del Pronto soccorso di Bergamo è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. “In quei letti vengono ammessi solo donne e uomini con la polmonite da Covid-19, affetti da insufficienza respiratoria. Gli altri, a casa”, racconta il dirigente.

    Poi Salaroli spiega come funzionano le cure per i contagiati: “Li mettiamo in ventilazione non invasiva, che si chiama Niv. Il primo passo è quello. Poi al mattino presto, con i curanti del Pronto soccorso, passa il rianimatore. Il suo parere è molto importante. Oltre all’età e al quadro generale, il terzo elemento è la capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio“.

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