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    Dopo il Coronavirus ci muoveremo in bici e monopattini: ma le città non sono pronte

    Di Elisa Serafini
    Pubblicato il 24 Apr. 2020 alle 07:48 Aggiornato il 24 Apr. 2020 alle 08:15

    Uffici, ristoranti ed intere città in completa trasformazione: anche gli scenari urbani si preparano a mesi, e forse anni di distanziamento sociale, di limiti, ma anche, in un certo senso, di qualche opportunità. Nell’ambito della mobilità le città si preparano ad imporre limiti all’accesso alle metropolitanee agli autobus. Oltre le norme, giocheranno poi un ruolo i comportamenti spontanei dei cittadini, presumibilmente poco inclini a frequentare luoghi o vagoni affollati. In un contesto come questo, con le necessità di spostamento che impone la nostra epoca, le realtà urbane del futuro dovranno sempre più lasciare spazio a piste ciclabili, monopattini, bici e scooter elettrici. L’uso dell’automobile per tutti non sarebbe infatti sostenibile.

    Una trasformazione così grande richiede però i giusti incentivi: l’ecosistema attuale non consentirebbe un adeguato sviluppo della micromobilità: troppe buche, troppe interruzioni di piste ciclabili, ma soprattutto troppa poca cultura dei mezzi alternativi all’auto. Il nostro Paese può contare su un valore molto basso di percorsi di piste ciclabili in rapporto alla popolazione. A guidare la classifica, che viene ripresentata ogni anno in occasione della giornata mondiale della bici, sono sempre le città dell’Emilia Romagna: Ferrara, Modena e Reggio Emilia, seguite da Bolzano, Padova, Piacenza e Parma. Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova, le città più densamente popolate non appaiono neanche tra le prime 10 in classifica e la strada per raggiungere livelli delle città europee sembra davvero in salita. A parte rare eccezioni, le città italiane non si sono sempre mostrate ospitali agli operatori della sharing-economy e della micromobilità. C’è tempo per cambiare, e oggi questa potrebbe non essere solo una libera scelta ma una necessità.

    Nel frattempo le aziende si sono adattate: Helbiz, app di noleggio di monopattini, dopo avermesso a disposizione corse gratuite, ha iniziato a consegnare mascherine e kit sanitari. Uber ha regalato 10 milioni di corse e di consegne cibo agli operatori sanitari americani, Glovo ha potenziato il suo servizio di spesa in Italia e Spagna, UberEats e Deliveroo ne hanno creato uno nuovo, sfruttando le opportunità date dai minimarket. Anche il World Economic Forum ha individuato la micromobilità come una delle possibili soluzioni per contrastare e affrontare la crisi da Covid-19, per garantire tutela sanitaria e per promuovere la rinascita economica. Ad oggi, però, non sono ancora state presentate iniziative nazionali di sostegno o accompagnamento a questa grande trasformazione: saranno le città a guidare il cambiamento. Saranno le persone a scegliere i comportamenti e sarà il regolatore ad avere la possibilità di sostenere o meno questa rivoluzione.

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