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Pagare per respirare aria pulita: a Nuova Delhi aprono gli “Oxygen bar”

Di Marco Nepi
Pubblicato il 19 Nov. 2019 alle 22:01 Aggiornato il 19 Nov. 2019 alle 22:01
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A Nuova Delhi aprono gli “Oxigen bar”

Bar per fuggire dallo smog. È l’ultima trovata di Nuova Delhi, in India, dove hanno aperto gli Oxygen bar, locali in cui si paga per respirare aria pulita. Flaconcini di ossigeno aromatizzati alla cannella, alla vaniglia, alla menta o ad altri gusti, da cui respirare per purificare i polmoni dallo smog. La città indiana è una delle più inquinate al mondo, è per questo che ad Aryavir Kumar, di 26 anni, e Margarita Kuritsyna, di 25 anni è venuta l’idea di introdurre l’ossigenoterapia da bar. Il costo di una seduta si aggira tra le 300 e le 400 rupie, che corrispondono a circa 4 euro.

“Siamo abituati a respirare solo il 21% di ossigeno. Mentre respirare quest’aria per una sessione di ossigenoterapia rimuove i radicali liberi dannosi, neutralizza le tossine ambientali e distrugge i batteri infettivi anaerobici”, hanno detto i due fondatori.

“Riceviamo 30-40 persone che entrano per prendere aria ossigenata ogni giorno. Forniamo anche lattine portatili ai clienti che possono trasportarlo dove vogliono”, hanno detto ancora Kumar e Kuritsyna.

Negli ultimi giorni a Nuova Delhi è stato dichiarato lo stato di emergenza a causa dei livelli pericolosi di smog nell’aria. Le scuole sono rimaste chiuse dall’11 novembre per l’emergenza. La capitale indiana risulta oggi la città più inquinata del mondo, con una media di AQI, l’air quality index’ che misura le particelle velenose nell’atmosfera, pari a 560, secondo il monitoraggio del SAFAR, il sistema nazionale che controlla la qualità dell’aria e fornisce previsioni meteorologiche.

La Corte Costituzionale ha ordinato al governo centrale di preparare in tempi rapidi un progetto per installare le torri antismog che hanno avuto buoni risultati in varie metropoli cinesi.

Dal 2 novembre è in vigore in città un provvedimento del traffico a targhe alterne, che però è stato criticato per le troppe eccezioni consentite: dal divieto sono infatti esclusi tutti i veicoli che fanno servizio di taxi, le auto guidate da donne sole, le motociclette e gli autorickshaw, i taxi a tre ruote, simbolo del traffico indiano, che a Delhi circolano a milioni.

L’inquinamento di Delhi in questo preciso periodo dell’anno deriva da un insieme di fattori, una combinazione di agenti inquinanti, pratiche agricole, condizioni meteorologiche e geografiche. Ai principali agenti inquinanti prodotti dalla metropoli (i gas di scarico degli otto milioni di automezzi, molti dei quali diesel, la polvere dei cantieri e dei chilometri di strade non asfaltate, la combustione dei rifiuti, milioni di tonnellate al giorno, le fonti energetiche non pulite), si aggiungono infatti il fumo degli incendi delle stoppie, che proviene dagli stati a nord di Delhi, e sfortunate condizioni atmosferiche. Delhi è costruita su un’area pianeggiante, una sorta di catino a sud dell’Himalaya, gelido nelle notti invernali e soffocante in estate, dove, per via dell’escursione termica tra la notte e il giorno, ai primi di novembre si crea una fascia di nebbia che imprigiona lo smog e gli impedisce di alzarsi.