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Le terribili condizioni dei maiali negli allevamenti europei

Nel progetto We Animals la fotoreporter canadese Jo-Anne McArthur ha immortalato il dolore degli animali costretti dall'essere umano a vivere in condizioni impossibili

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 20 Set. 2017 alle 13:51 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:59
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Immagine di copertina

La maggior parte dei suini in Europa e anche in Italia sono maiali da ingrasso, allevati cioè per produrre carne, prosciutti, insaccati. I suini sono allontanati dalla madre a 3-4 settimane di vita, mentre l’età naturale di svezzamento è di circa 3-4 mesi. Sono quindi inseriti in gruppi destinati all’ingrasso.

Stress, malattie e lotte tra gli animali si verificano spesso quando i suini svezzati vengono mescolati con altri a loro non familiari. Nella loro prima settimana di vita, i suini subiscono: mozzamento della coda, castrazione se maschi (vietata già in Norvegia e Svizzera e dal 2018 anche in Germania) e talvolta troncatura o levigatura dei denti.

Un rapporto della Lega Anti Vivisezionee (Lav) del 2016 evidenzia che al 90 per cento dei maiali europei viene amputata la coda.

Dal 2015 al 2016, l’associazione Lav si è avvalsa dell’aiuto di una squadra di investigatori che hanno raccolto numerose testimonianze di ciò che avviene all’interno di alcuni allevamenti di suini del nord Italia, con particolare riferimento a quattro tra le maggiori province di produzione nazionale: Brescia, Cremona, Lodi e Mantova. Si tratta infatti di aziende che possono contenere ognuna fino a 17mila suini e oltre mille scrofe.

La fotoreporter canadese Jo-Anne McArthur ha dedicato 15 anni della sua vita a documentare le condizioni degli animali che vivono in circostanze dolorose, come allevamenti, macelli, circhi, zoo, laboratori, mercati.

Dopo il progetto del 2015 racchiuso nel libro We Animals, – nel quale vengono riproposte le scene di vita di animali selvatici e da allevamento costretti in minuscole gabbie, spesso ridotti in stato di forte deperimento e in pessime condizioni igieniche – la fotografa ha dedicato gli ultimi due anni a denunciare le condizioni di vita dei maiali negli allevamenti intensivi di tutta Europa.

Un lavoro che ha portato avanti anche nel suo ultimo libro Captive, che è però prevalentemente dedicato alla denuncia delle condizioni degli animali negli zoo europei.

A settembre 2015 la fotografa canadese è riuscita a entrare anche in un mega allevamento di maiali dell’Emilia Romagna, denunciando, con foto che fecero scalpore, quella che fu definita una vera e propria “fabbrica per animali”. 

Trenta capannoni di cemento suddivisi in: gabbie di gestazione, gabbie parto e box d’ingrasso. Tutto è ottimizzato per ottenere nel minor tempo e con la minima spesa il maggior numero di tonnellate di carne di maiale.

Nelle sue varie incursioni, McArthur non ha ottenuto i permessi per entrare nelle fattorie o nei vari centri dove sono rinchiusi gli animali, ma ha sempre trovato il modo di accedervi illegalmente, di notte, accompagnata da un team di persone che la proteggeva, mettendo a rischio la propria sicurezza.

Non ha mai rotto nulla e si è sempre preoccupata di lasciare le cose esattamente nel modo in cui le ha trovate.

In Italia un’inchiesta simile è stata realizzata dall’associazione Essere Animali, che tra febbraio e giugno 2017 ha documentato quello che succede in otto allevamenti fornitori del prosciutto di Parma in una video-inchiesta intitolata “Alta crudeltà”. Le loro immagini mostrano animali in stato di grave sofferenza e situazioni di maltrattamento. Già a dicembre 2016 il video “Prosciutto Crudele”, girato all’interno di un allevamento fornitore del consorzio aveva creato grande scalpore.

Di seguito alcuni scatti della fotoreporter e alcune video-inchieste dell’associazione Animal Equality con cui lei ha collaborato:

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