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Cos’è la sexsomnia, il disturbo che induce a compiere violenze sessuali mentre si dorme

Il disturbo implica comportamenti automatici senza alcuna consapevolezza, che possono andare dal turpiloquio sessuale, a comportamenti auto-erotici, fino a propri abusi sessuali verso terzi

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Violenza sessuale. Credit: Afp

“Io e Tom uscivamo insieme da qualche settimana, avevamo già dormito diverse volte l’uno nella casa dell’altro, ci stavamo conoscendo”.

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“Una notte dopo essere stati a una festa dove entrambi avevamo bevuto, nel bel mezzo del sonno fui svegliata da Tom. Stava cercando di penetrarmi attraverso la biancheria intima in modo rude e violento. Fu doloroso e inquietante”.

“Quando al mattino gli raccontai l’accaduto e gli spiegai che per la gravità del gesto avevo deciso di lasciarlo, Tom rimase sorpreso. Non sapeva di cosa stessi parlando, si arrabbiò e disse di essere completamente ignaro dell’intera faccenda”.

Questo è l’inizio della storia di Sarah, una giovane donna britannica, che alla Bbc racconta la sua disavventura con il giovane Tom, affetto da sexsomnia.

Quanto accaduto a Tom è uno dei numerosi casi di un disturbo dall’ancora incerta classificazione.

Si tratta di una parasonnia che implica comportamenti automatici senza alcuna consapevolezza, che possono andare dal turpiloquio sessuale, a comportamenti auto-erotici, fino a delle vere e proprie violenze e abusi sessuali verso terzi.

La sexsomnia è stata ufficialmente inserita nella Classificazione internazionale dei disturbi del sonno (International Classification of Sleep Disorders III) nel maggio 2014.

Il disturbo suscita molto interesse e curiosità anche perché ancora poco conosciuto.

Non esistono dati precisi sulla reale prevalenza del fenomeno, ma si è orientati a credere che sia molto più diffuso di quanto si creda.

Da un’indagine del 2010 svolta presso il Toronto Western Hospital in Canada tra tutti i pazienti con disturbi del sonno che avevano trattato, è emerso che il 7.6 per cento presenta comportamenti sessuali durante il sonno.

Proprio per la mancanza di dati e studi approfonditi, la comunità scientifica e clinica è ancora divisa riguardo a questo disturbo.

Alcuni ritengono che si tratti solo di una delle tante manifestazioni di comportamenti automatici e senza consapevolezza che si possono manifestare durante il sonno, come sonnambulismo, apnee del sonno, disturbo comportamentale del sonno REM, epilessie.

Altri ritengono, invece, che costituisca un disturbo a sé.

Per curare la sexsomnia sono stati creati alcuni parziali trattamenti farmacologici, come l’uso benzodiazepine in primis, che prevalentemente sono indicati per il trattamento dei disturbi del sonno primari ai quali tende ad associarsi la sexsomnia.

Anche se non si possono considerare vere e propri trattamenti, un effetto benefico sul disturbo è garantito dalla prevenzione di quei fattori che fanno da precipitanti gli episodi notturni: ridurre i fattori di stress, evitare la deprivazione di sonno e l’assunzione di alcol.

Un caso famoso fu quello JB, un ragazzo inglese di 23 anni, che nel 2016 fu assolto dalle accuse di stupro, anale, vaginale e orale, proprio perché fu accertato che gli atti commessi ai danni di alcune ragazze che avevano dormito con lui, erano stati causati dalla sexsomnia.

JB era affetto da sonnambulismo sin dall’infanzia. Nel processo furono acquisite tre diverse valutazioni del suo sonno e fu anche svolto un test per valutare il ruolo dell’alcol come fattore scatenante degli episodi di automatismi nel sonno.

Dal punto di vista clinico, JB risultò anche affetto da apnee ostruttive del sonno che gli provocavano numerosi risvegli non coscienti. Tutte le valutazioni peritali confermarono un quadro che era coerente con la possibilità che i fatti in questione fossero stati compiuti durante una crisi di sonnambulismo.

Una delle ricerche più esaustive sulla sexsomnia è il risultato della collaborazione tra il Minnesota regional sleep disorders center, l’università del Minnesota e l’università di Stanford, pubblicata nel 2007 dal dottor Carlos Schenck, Mark Mahowald e Isabelle Arnulf: ” Sonno e sesso: cosa può andare storto?

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Lo studio descrive come la sexsomnia possa essere un’esperienza diversificata da persona a persona: nelle donne si manifesta per lo più come auto-stimolazione, mentre gli uomini tendono a coinvolgere la persona che sta loro accanto.