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Si può superare la balbuzie? Le storie di chi ci è riuscito
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Si può superare la balbuzie? Le storie di chi ci è riuscito

Le storie di Giovanni, Valentina e Camillo "Millinger" mostrano che esiste un metodo per rieducare chi ha questa difficoltà

22 Ott. 2017

“Non scrivere ‘guarire’ dalla balbuzie, perché non è una malattia”, mi ha raccomandato un ex balbuziente che conosco. “E neanche ‘sconfiggere la balbuzie’, perché sembra una lotta, e i balbuzienti lottano già abbastanza”.

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No, la balbuzie non è una malattia, e non è neanche qualcosa contro cui combattere. È un disordine del linguaggio, che però può avere conseguenze psicologiche importanti, finché non si impara a gestirlo. Spesso si dice che chi balbetta lo fa perché è ansioso, invece è vero il contrario: la difficoltà ad articolare le parole provoca un’ansia che a volte è difficile da controllare.

“I momenti peggiori non sono tanto quelli in cui si parla. Sono quelli in cui c’è silenzio, e temi di iniziare a parlare per non mettere in imbarazzo te stesso e gli altri”, mi ha detto la stessa persona.

Il 22 ottobre è la Giornata Internazionale di Consapevolezza sulla Balbuzie. TPI ha raccolto le testimonianze di alcuni ex balbuzienti che hanno raccontato la loro esperienza e la nascita del metodo del Vivavoce Institute di Milano.

La storia di Giovanni

Per anni, ogni volta che Giovanni voleva ordinare un caffé al bar chiedeva un lungo. Non perché lo preferisse, ma perché pronunciare quella “c”, proprio all’inizio della parola, era un rischio. E magari, se c’era una bella ragazza seduta al bancone, non voleva fare una figuraccia.

Fin da bambino, per dire due o tre parole impiegava minuti interi. Il suo viso, inoltre, veniva colto da spasmi. Con conseguenze psicologiche ogni volta che, ad esempio, provava a fare un’interrogazione davanti alla classe, che rideva fino alle lacrime.

“Ho fatto corsi di ogni tipo per vent’anni”, racconta Giovanni Muscarà in una telefonata a TPI. “Da quando avevo cinque anni ho frequentato logopedisti, alcuni mi facevano parlare cantando. Ma poi esci di lì, conosci una bella ragazza e che fai? Canti?”

La balbuzie ha avuto effetti anche sulla sua professione. Giovanni sognava di lavorare nella finanza. Per farlo, si era anche trasferito a Londra. I colloqui di lavoro, però, erano disastrosi.

Nonostante tutto, alla fine Giovanni ci è riuscito: per un periodo ha lavorato in una società di consulenza finanziaria. Ma il problema della balbuzie restava, e anche nel Regno Unito, i foniatri o i logopedisti a cui si rivolgeva, avevano lo stesso approccio che lui aveva già visto in Italia, e non riusciva a fare progressi.

Finché un giorno, Giovanni si è messo di fronte allo specchio e si è chiesto: “Ma quando io parlo, che succede?”. Osservandosi, ha capito che il problema principale per lui era la perdita del controllo dei muscoli del viso e del collo. E chi educa la motricità?

Giovanni ha deciso di rivolgersi a un fisioterapista. Molti, però, dicevano di non poterlo aiutare, e che avrebbe dovuto parlarne con uno specialista. A un certo punto, però, Giovanni ha trovato una fisioterapista priva di preconcetti, che ha accettato di dargli una mano.

Insieme, hanno provato una serie di esercizi che sembravano funzionare. E quando Giovanni li suggeriva ad altri balbuzienti, anche loro pareva ne traessero benefici.

“Allora questo metodo non funziona solo per me”, pensa Giovanni. Così capisce che è questa la strada da seguire. Oggi si considere un ex balbuziente, e in effetti come dargli torto?

“Vedi, a me non interessa parlare in modo perfetto”, dice a TPI. “Tutti mi dicevano che era un problema di ansia, ma io sono così: e voglio essere libero di essere l’esaurito che sono”.

Nel 2011 Giovanni fonda a Londra un centro per la cura della balbuzie che usa il Metodo MRM-S (Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering), quello che lui ha sperimentato insieme ai professionisti che lo hanno seguito.

L’anno successivo arriva la decisione di spostarsi in Italia, precisamente a Milano, dove il suo centro è stato incubato presso la Fondazione Filarete, costituita dall’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione Cariplo, e dove Giovanni ha potuto elaborare e perfezionare il metodo.

Nel 2015 arrivano gli investitori che credono nel progetto, nasce così il Vivavoce Institute.

Validare il metodo. Il lavoro di Valentina

Da febbraio 2016 Valentina Letorio è tutor e neuropsicologa del centro Vivavoce. Ma prima, è stata anche lei un’alunna del corso. “Crediamo sia importante che chi insegna abbia provato sulla propria pelle cosa vuol dire avere questa difficoltà”, spiega a TPI.

Il centro svolge principalmente due attività: da una parte ci sono i corsi di formazione per il superamento della balbuzie e il consolidamento post-corso; dall’altra si sta occupando dei tre step necessari per ottenere la validazione scientifica del metodo.

I corsi si svolgono in sette giorni, in maniera intensiva. La balbuzie viene affrontata con un approccio interdisciplinare, perché coinvolge diversi aspetti: la motricità della lingua, delle labbra, ma anche del collo e degli altri muscoli coinvolti nell’attività respiratoria; poi c’è la componente psicologica, dato che spesso gli allievi evitano situazioni di “insuccesso”.

“La nostra regola è partire dalle esigenze di ciascuno degli allievi, che possono essere anche molto diverse dato che loro hanno dai 6 ai 65 anni”, spiega Valentina. “Non ci accontentiamo che riescano durante il corso, li accompagnamo in situazioni di vita vera, ad esempio ad un colloquio di lavoro o a una conversazione con un professore universitario”.

“Per quanto riguarda la validazione scientifica, abbiamo completato due passaggi su tre”, dice Valentina. “A ottobre del 2016 abbiamo presentato ad un convegno un abstract sui meccanismi di controllo cognitivo, ad agosto 2017 abbiamo presentato a un convegno ad Amsterdam la parte sui meccanismi di programmazione linguistici”.

“Ora manca il paradigma ad hoc, che è in fase di validazione scientifica”, prosegue. “Ma ti posso dire che i risultati sono stati molto positivi, hanno mostrato differenze statistiche significative negli allievi prima e dopo il corso”.

Quando il percorso di validazione sarà completato, quello del Vivavoce Institute sarà il primo metodo di riabilitazione della balbuzie riconosciuto scientificamente in Italia, o forse addirittura nel mondo, spiega Valentina.

Tornare a sognare. Il rapper Millinger

Camillo Zottola è un ragazzo di Lecco. Ha scoperto dell’esistenza del Vivavoce Institute per caso. Su un depliant.

Così ha deciso di contattare il centro e parlare con Giovanni, che gli ha illustrato come funziona il metodo. “Durante la settimana intensiva di corso, mi sono stati forniti strumenti personali per superare questo problema”, racconta a TPI.

Ma il lavoro non finisce con la fine del corso. Nei mesi successivi, Camillo ha continuato a eseguire gli esercizi che gli erano stati dati. E piano piano ho abbattutto tutti i suoi tabù: ordinare ristorante, rispondere al telefono, sostenere un esame orale all’università, parlare in pubblico.

Ma non si è fermato lì.

“Prima del corso ascoltavo sempre musica rap”, dice. “Ma non avrei mai pensato di fare una canzone mia”.

“Non so se sia stata una diretta conseguenza di non avere più freno nella parola, ma a un certo punto è come se fosse saltato il tappo bottiglia di champagna, tutto ha iniziato a uscire. Ho iniziato a scrivere qualche testo, canzoni per i fatti miei”, racconta. “Ho collaborato con altri ragazzi, abbiamo prodotto delle basi, e ho iniziato a fare qualche video”.

È così che Camillo diventa Millinger, e inizia a farsi strada nel mondo del rap, con un suo canale Youtube e una serie di canzoni.

“Tutto a livello molto amatoriale”, ci tiene a specificare Camillo. “Ma al di là dei numeri, la cosa importante è che ho intravisto questa possibilità. Prima non ci avevo mai neanche pensato”.

“La motricità è la cosa più importante”, spiega Camillo a TPI. “Ma è collegata alla psiche. Il prodotto è balbettare, ma la causa non è nelle corde vocali, è il resto che non funziona. Quando una persona si agita perde i movimenti fonatori. Per questo le due cose sono collegate”.

Quando a Camillo viene chiesto se consiglierebbe a una persona balbuziente di fare il corso, ovviamente lui risponde di sì. “Io ho un solo rammarico”, dice. “Non averlo fatto prima”.