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Chi era Don Diana, la storia vera del sacerdote di Per amore del mio popolo

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 23 Mag. 2021 alle 17:52

Chi era Don Diana, la storia vera del sacerdote di Per amore del mio popolo

Chi era Don Diana, il sacerdote raccontato nella miniserie Per amore del mio popolo in onda oggi – 23 maggio 2021 – in replica su Rai 1? Giuseppe Diana, chiamato anche Peppe Diana o Peppino Diana (Casal di Principe, 4 luglio 1958 – Casal di Principe, 19 marzo 1994), è stato un presbitero, insegnante, attivista e scout italiano, assassinato dalla camorra per il suo impegno antimafia. Il suo impegno civile e religioso contro la camorra ha lasciato un profondo segno nella società campana.

Alle ore 7,20 del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, Giuseppe Diana venne assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, mentre si accinge a celebrare la santa messa. Un camorrista lo affrontò con una pistola. I cinque proiettili andarono tutti a segno: due alla testa, uno al volto, uno alla mano e uno al collo. Don Peppe Diana morì all’istante. L’omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia e in tutta Europa per la sua brutalità. Un messaggio di cordoglio venne pronunciato anche da papa Giovanni Paolo II durante l’Angelus del 20 marzo 1994.

Sin dall’inizio del processo si è tentato di depistare le indagini e di infangare la figura di Don Peppe Diana, accusandolo di essere frequentatore di prostitute, pedofilo e custode delle armi destinate a uccidere il procuratore Cordova. Nunzio De Falco, difeso da Gaetano Pecorella, allora presidente della commissione Giustizia della Camera, è stato condannato in primo grado all’ergastolo il 30 gennaio 2003 come mandante dell’omicidio. Il 4 marzo 2004 la Corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo Mario Santoro e Francesco Piacenti come coautori dell’omicidio.

Lo scritto più noto di don Peppe Diana è la lettera Per amore del mio popolo, un documento diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana insieme ai parroci della foranìa di Casal di Principe, un manifesto dell’impegno contro il sistema criminale.

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