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Fridays for Future, flash mob contro le banche che finanziano aziende inquinanti

Un attivista di Fridays for future Italia di fronte alla sede di Unicredit

Gli attivisti del clima si sono vestiti dai protagonisti della Casa di Carta per protestare contro gli istituti finanziari complici dell'inquinamento

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 15:59 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:10

Il Flash mob di Fridays for Future: perché si sono vestiti dai protagonisti della Casa di carta

Centinaia di ragazzi di Fridays for Future travestiti dai personaggi di “La Casa di Carta” hanno tenuto un flash mob di fronte alle banche delle principali città italiane.

L’azione si è svolta nella mattinata del 19 luglio. Il movimento internazionale dei giovani che lottano contro il cambiamento climatico attacca gli istituti di credito che finanziano le aziende inquinanti.

Gli strikers di Fridays for Future si sono incatenati di fronte alle sedi di Unicredit e Intesa San Paolo a Torino e a Castellammare del Golfo. Mentre a Milano gli attivisti hanno inscenato una finta esecuzione collettiva in segno di protesta. “La casa è in fiamme”, questo lo slogan che da giorni circolava sulla loro pagina Facebook: un’allusione alla celebre serie TV spagnola La casa di carta. L’iniziativa era stata anticipata da un video su Twitter.

“Gesti simili si stanno susseguendo senza sosta in tutta Italia, con centinaia di ragazzi che chiedono alle principali banche del nostro paese di non finanziare ancora l’industria del fossile. Roma, Pisa, Brescia, Sassari, Forlì, Sassuolo, Palermo, Pordenone sono solo alcune delle città coinvolte”, hanno annunciato su Facebook i ragazzi del movimento.

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“Negli ultimi 4 anni 33 banche hanno investito oltre 1700 miliardi di euro nel mercato del fossile. Sappiamo benissimo chi sono i ladri del nostro futuro e chi i loro complici, e non gli permetteremo di continuare ad estrarre gas, petrolio e carbone, alterando il clima globale e mettendo in pericolo enormi porzioni dell’umanità. Agiremo pacificamente. Agiremo in nome del nostro futuro e di quello delle prossime generazioni. Questo è solo l’inizio”, avvertono.

Il riferimento alla serie TV

Il movimento non si limita a denunciare il problema del cambiamento climatico, ma punta il dito contro le cause e indica i responsabili “economici” del problema, con i nomi delle banche coinvolte.

Il riferimento alla Casa di carta non è casuale. La serie tv di Netflix racconta di insoliti “rapinatori” che vogliono entrare alla zecca di Stato di Madrid per stampare due mila e quattrocento milioni di euro.

L’idea della rapina è del “Professore” che seleziona e “allena” per cinque mesi un gruppo di 8 prescelti pronti ad accompagnarlo nell’impresa. Gli 8 ladri rappresentano dei “sovvertitori del sistema”. Non vogliono rubare ma creare denaro.

Nel penultimo episodio della Casa di carta il Professore critica fortemente la Banca centrale europea. La Bce, sostiene il protagonista, ha creato negli anni della crisi economica miliardi di euro dal nulla per salvare le banche e gli uomini della finanza.

“Una manciata di grosse aziende guadagnano devastando il nostro pianeta e le banche continuano a finanziarle senza scrupoli. Nessuno ne parla, nessuno si oppone. Ma da venerdì le cose cambieranno. Noi ragazze e ragazzi di #FridaysForFuture rivendichiamo il diritto ad avere un futuro. Esigiamo che i soldi delle banche vengano utilizzati per costruire un mondo migliore, non per distruggere l’unico che abbiamo. Ti unirai alla rivoluzione?”, scrive su Instagram il gruppo milanese di Fridays for Future.

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La nascita del movimento

Il movimento ecologista transnazionale di Fridays For Future nasce dall’iniziativa della giovane attivista svedese Greta Thunberg. Lo scorso agosto 2018 la giovane Greta smise di andare a scuola per protesta, chiedendo al governo di Stoccolma di fare qualcosa per il problema del cambiamento climatico.

Il suo gesto è diventato presto famoso in tutto il mondo e il 15 marzo 2019 migliaia di studenti hanno manifestato per “salvare la terra”. Quel giorno anche in Italia sono scese in piazza oltre 300mila persone e ci sono stati circa 300 cortei.

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