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Come fanno i pirati informatici a guadagnare milioni con lo streaming illegale

Secondo un recente rapporto delle autorità britanniche, dietro ai film e ai programmi televisivi gratuiti si nascondono altre minacce informatiche di cui chi usufruisce dello streaming in genere è ignaro

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 19 Set. 2017 alle 14:45 Aggiornato il 5 Apr. 2018 alle 16:32

Esistono diversi modi per guadagnare attraverso lo streaming illegale, e i pirati informatici possono arrivare ad accumulare molto denaro – milioni di euro – con metodi vietati dalla legge e possibilmente dannosi per gli utenti del web, spesso ignari di queste tecniche.

Un nuovo rapporto, stilato dall’autorità britannica per la Proprietà Intellettuale in collaborazione con la polizia che si occupa di crimini informatici, ha elencato quali sono le fonti di guadagno principali di chi pubblica illegalmente in rete contenuti protetti da Copyright o gestisce una piattaforma di streaming online.

Una prima distinzione da fare è quella che riguarda i cosidetti “gruppi di distribuzione”, che registrano illegalmente il contenuto e lo diffondono, da chi invece gestisce la piattaforma di streaming. Anche se queste due figure possono coincidere, infatti, non sempre è così. È la seconda categoria, quella dei gestori del sito, a ricavare la maggior quantità di denaro attraverso la pirateria.

Ecco quali sono i principali canali di guadagno per i pirati informatici dello streaming:

• Piattaforme pubblicitarie automatiche

Quando si parla di pubblicità per lo streaming illegale, non si tratta solo dei semplici banner sui quali monetizzano le piattaforme online tradizionali. “Molte di queste pubblicità sono in genere banner ads o finestre di pop-up per casinò, siti di incontri e servizi di download, spesso basati in Russia o Cina”, si legge nel rapporto. “Ma alcuni di loro mostrano pubblicità da brand legittimi, che li aiutano a costruire un’aurea di rispettabilità”.

Molte di queste pubblicità, infatti, sono collocate sul sito da piattaforme “adtech”, che offrono un processo di pubblicazione automatica su internet. In altre parole: i marchi sanno esattamente dove andranno le loro pubblicità, che possono quindi finire anche su siti illegali.

• Opzioni premium per lo streaming

Spesso i siti di streaming offrono dei pacchetti con sottoscrizioni “premium” agli utenti, promettendo l’eliminazione della pubblicità e download più veloci. I prezzi sono molto variabili e possono variare dai 5 ai 50 euro circa al mese. L’opportunità di pagare un sito illegale (magari fornendo i dati della propria carta di credito) è di per sé molto rischiosa, e l’esito promesso non sempre viene garantito.

• Caricamento di malware sui loro siti

La minaccia maggiore per gli utenti, tuttavia, è rappresentata dal fatto che alcuni siti di streaming online secondo il rapporto vengono pagati dagli hacker per caricare malware – ossia software dannosi – sui loro siti web.

“I criminali dietro la pirateria informatica spesso rendono i contenuti disponibili gratuitamente per attirare un gran numero di visitatori”, si legge nel report. “A quel punto fanno soldi incaricando altri criminali informatici di inserire malware nel loro sito, e mettendoli in grado di hackerare i computer degli utenti”.

• Minacce e ricatti ai creatori di contenuti

L’ultimo caso noto risale a maggio 2017, quando dei cybercriminali hanno detto alla Disney di aver rubato il quinto capitolo della saga Pirati dei Caraibi che ha come protagonista il noto attore Johnny Depp. I pirati informatici avrebbero chiesto un grande riscatto in moneta virtuale (bitcoin), minacciando di pubblicare online il film se questo non fosse stato pagato. In un momento successivo la Disney ha capito che non si era verificato nessun hackeraggio, ma non è la prima volta che i cybercriminali mettono in atto questa strategia.

Lo stesso è avvenuto con la quinta stagione di Orange is the new black, prodotta dalla piattaforma di streaming legale Netflix. Stavolta l’hacker, dopo aver chiesto un riscatto, ha messo in rete i primi dieci episodi della stagione, che ne contiene complessivamente 13.

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