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    Zaia: “Non si può dare lo stop allo sci 4 ore prima. I ristori non bastano, vanno pagati i danni”

    Luca Zaia. Credit: Credits: ANSA/PAOLO BALANZA
    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 15 Feb. 2021 alle 09:45

    Il governatore del Veneto Luca Zaia si scaglia contro la decisione del ministro della Salute Roberto Speranza di prorogare fino al 5 marzo il divieto di riapertura degli impianti sciistici a causa dell’emergenza Covid e chiede la previsione di rimborsi per le attività colpite dai danni economici della scelta. “Le Regioni che avrebbero riaperto oggi, Lombardia e Piemonte, hanno saputo del nuovo stop quattro ore, dico quattro ore, prima della riapertura possibile degli impianti”, dice Zaia al Corriere della Sera.

    “Dietro alla montagna invernale”, ricorda il presidente della Regione Veneto, “ci sono sì gli impianti di risalita, i grossi operatori. Ma c’è anche una nuvola densa di piccole attività, dalla ristorazione ai maestri di sci, che non è codificata ma è imponente. Ci sono gli stagionali. Il danno è colossale“. Con il nuovo improvviso stop alla riapertura degli impianti sciistici, Zaia invoca dei rimborsi. “Ora non si può parlare solo di ristori. In questo caso ci vorranno degli indennizzi“, dice.

    Secondo il governatore del Veneto, sono necessari dei rimborsi “perché in questo caso, nella prospettiva di riaprire a breve, gli operatori avevano già battuto le piste e messo le indicazioni, bar, ristoranti e rifugi avevano fatto magazzino, gli stagionali si erano diretti in montagna … A tutte queste persone dici di no il giorno prima? Dopo investimenti particolarmente gravosi, dopo una stagione come quella che è stata? Non ci sono parole per descrivere la rabbia, motivata, dei nostri operatori”.

    “È una decina di giorni”, prosegue Zaia, “che assistiamo a un crescendo di dichiarazioni da parte di tecnici e scienziati sull’apertura o meno degli impianti. Un maggior anticipo ci poteva stare… Io avevo fatto l’ordinanza proprio per tener fuori il Carnevale, ma il punto è un altro: mi rifiuto di pensare che occorrano i dati del venerdì per decidere che bisogna tenere chiuso il lunedì. Lo dico proprio per il rispetto che porto agli scienziati”.

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