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    Sanità, dopo il caos Covid Regione Lombardia punta a copiare il modello Zaia: i documenti riservati

    I documenti pubblicati da Radio Lombardia

    Radio Lombardia pubblica le carte sulle quali stanno lavorando tre diversi gruppi del centrodestra: l'obiettivo è reimpostare la gestione della sanità regionale. E intanto il Ministero cerca di fare luce sul caso degli ospedali SS Carlo e Paolo

    Di Lorenzo Zacchetti
    Pubblicato il 26 Nov. 2020 alle 12:52

    Non solo un rimpasto di giunta, del quale si continua a parlare nei corridoi della Regione, ma anche una complessiva e profonda revisione del modello di gestione della Sanità in Lombardia. È questo il piano sul quale il centrodestra lombardo sta lavorando, per affrontare la nuova fase della crisi pandemica e per fare fronte alle numerose critiche ricevute.

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    Dopo l’iniziativa del sindaco di Milano Beppe Sala, che insieme al Pd ha presentato un piano per la riforma della sanità regionale, anche il medico Vittorio Agnoletto ha avanzato le sue proposte per una radicale revisione del sistema. Ma Regione Lombardia guarda al modello-Zaia, pensando di varare un’Azienda centralizzata sull’esempio dell’Azienda Zero del Veneto, seppure con delle modifiche.

    A rivelarlo è Radio Lombardia, che è entrata in possesso di documenti riservati dai quali emerge l’esistenza di tre gruppi di lavoro che si stanno occupando una della materia: uno riferibile a Luigi Cajazzo (ex direttore generale dell’Assessorato al Welfare e ora vicesegretario generale con delega alla riforma sanitaria), il secondo a un Think thank di esperti del settore e un terzo più marcatamente riferibile alla Lega, azionista di maggioranza della coalizione alla guida della Regione.

    Tutti e tre gli elaborati partono proprio dalla creazione di un’azienda centralizzata, che il gruppo di Cajazzo chiama “Azienda Welfare”, immaginandola funzionalmente subordinata all’Assessorato che avochi a sé le funzioni delle ATS, tramite articolazioni territoriali.

    Gli esperti mettono sul tavolo tre alternative: una Agenzia esterna, una ATS unica oppure il risultato di un processo di “rafforzamento di DG/Assessorato Welfare”.

    La Lega, invece, punta sulla definitiva sostituzione dell’attuale Direzione generale Welfare con l’Azienda Welfare: il direttore generale del nuovo soggetto sarebbe il responsabile della struttura tecnica e agirebbe in stretta collaborazione con l’Assessore, mentre verrebbero istituite tre Direzioni Generali Vicarie: Polo ospedaliero, Medicina Territoriale e Sociosanitaria. Si prevede, inoltre, l’istituzione di sette direttori di U.O.

    Anche sul delicato tema dei rapporti tra pubblico e privato sono allo studio importanti novità. Secondo i documenti pubblicati dall‘emittente diretta da Luca Levati, il sistema dei rimborsi alle strutture sanitarie sarebbe completamente rivisto, secondo le proposte dei tre gruppi di lavoro.

    Se il gruppo di lavoro di Cajazzo propone di rivedere le tariffe e di sperimentare nuovi regimi remunerativi, ad esempio a pacchetto, la Lega vuole passare da una logica di budget a una che tenga conto degli obiettivi di cura, introducendo premialità legate alle valutazioni delle performance e, magari, alla riduzione delle liste di attesa.

    Un altro capitolo del piano riguarda la riorganizzazione dei rapporti tra ATS e ASST, con una ridefinizione dei poli territoriali che si avvicini maggiormente agli ambiti sociali dei Comuni. Nella visione della Lega, sarebbe l’Azienda Welfare a istituire una sede per provincia e all’interno di ciascuna di esse potrebbero essere svolte le funzioni di contrattualizzazione con gli enti erogatori, di controllo e di prevenzione.

    Sempre dal Carroccio arrivano indicazioni su un altro tema caldissimo, ovvero il rapporto con la medicina di base e territoriale. Si propone infatti che i medici di base, “in forma aggregata”, siano operativi almeno per 12 ore al giorno, sei giorni alla settimana. Le farmacie, inoltre, diventerebbero veri e propri luoghi di cura e assistenza, erogando nuovi servizi.

    Mentre i tre tavoli di lavoro si scambiano proposte operative, le polemiche relative agli ospedali SS Paolo e Carlo di Milano diventano un caso nazionale. Il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri ha infatti chiesto di fare luce sulle polemiche relative alle carenze denunciate dai medici, alla relativa smentita della dirigenza e alle susseguenti diatribe politiche, delle quale TPI vi ha dato conto nei giorni scorsi.

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