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    Pizzarotti a TPI: “Il Pd dovrebbe sciogliersi, il mio impegno per un nuovo progressismo”

    Intervista al sindaco di Parma: "Alle regionali sostengo Bonaccini, ha amministrato bene. Ma l'Emilia-Romagna può migliorare su ambiente e scuola. Nel centrosinistra troppa confusione, i dem non hanno lo slancio per poter ripartire"

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 16 Dic. 2019 alle 07:04 Aggiornato il 28 Dic. 2019 alle 16:40

     

    Federico Pizzarotti: TPI intervista il sindaco di Parma

    A Parma c’è aria di neve: la serata è gelida e sulle strade vanno avanti e indietro i mezzi spargisale. In piazza Garibaldi svetta l’albero di Natale. Manifesti pubblicitari ricordano che nel 2020 la città sarà capitale della cultura italiana. Ma alle porte ci sono soprattutto le elezioni: il 26 gennaio si vota per le regionali dell’Emilia-Romagna e, per la prima volta nella storia repubblicana, la vittoria del centrosinistra non è scontata. La Lega punta al colpo grosso per poi disarcionare anche il governo nazionale giallorosso. Il sindaco Federico Pizzarotti ci riceve nel suo ufficio in municipio: con lui parliamo del voto che incombe e del futuro del centrosinistra.

    Sindaco, alle regionali lei sostiene il governatore uscente Bonaccini, candidato del centrosinistra. Perché?

    É una scelta coerente rispetto al nostro percorso di questi anni. Dal 2012 abbiamo sempre avuto un rapporto di mutuo supporto, mutuo rispetto e mutua stima. Bonaccini ha dimostrato di saper governare bene, è la scelta giusta per l’Emilia-Romagna.

    In effetti l’Emilia-Romagna è ai vertici per crescita, occupazione, sanità: sembra una regione ben amministrata. Ma la perfezione non esiste: dove si può ancora migliorare?

    Si può alzare l’asticella sui parametri ambientali: le norme a tutela della qualità dell’aria devono essere più stringenti e sui rifiuti, pur essendo già all’avanguardia, l’Emilia-Romagna deve aumentare ancora, puntando all’80 per cento di raccolta differenziata entro il 2025. Poi c’è il tema della sicurezza dell’edilizia scolastica, su cui servirebbe una campagna in tutta la regione.

    In questa campagna elettorale, tra Bonaccini, Borgonzoni e Salvini, sono spuntate le Sardine. Come giudica questo movimento?

    Hanno interrotto l’attenzione mediatica su Salvini, ma non sono d’accordo con chi dice che sono una piazza contro il leader della Lega: secondo me sono una piazza che segnala una mancanza di offerta. Sono un fenomeno che ha tanti aspetti positivi, ma poi la proposta politica deve farla una classe dirigente.

    Ma quelle dell’Emilia-Romagna sono elezioni di respiro regionale o nazionale?

    Regionale. Credo stia facendo bene Bonaccini a lavorare sul concetto del “sindaco regionale” e a non seguire Salvini nel suo tentativo di nazionalizzare la campagna elettorale. La Lega non propone nessun programma alternativo: dice che in Emilia-Romagna dobbiamo cambiare tanto per cambiare, ma non offre un’alternatiav.

    Nel M5S c’è stato un lungo dibattito sull’opportunità di presentarsi o meno al voto: alla fine, con una votazione su Rousseau, si è deciso di partecipare. Lei che scelta avrebbe fatto?

    Dal punto di vista strategico sarebbe stato corretto non partecipare: se in queste elezioni il movimento raccoglierà una percentuale vicina al 5 per cento, questo decreterà un’accelerazione verso la morte.

    Il voto su Rousseau è spesso criticato perché si dice che sia poco trasparente.

    Penso che non sia né trasparente né certificato. E noto che molto spesso i risultati confermano l’indirizzo preminente della parte dirigenziale.

    Nel suo ultimo libro (“Il meglio deve ancora venire”, edizioni Piemme) lei parla della necessità di un nuovo progressismo. Cosa intende?

    Di sicuro non bisogna fare quello che è stato fatto in Inghilterra, cioè pensare che la sinistra vada interpretata in modo oltranzista in termini di concezione del sindacato, di tassazione e di politica di sussidi. Nuovo progressismo significa adeguare ai tempi di oggi battaglie storiche come la progressività della tassazione, la lotta alle disuguaglianze, la scuola e l’ambiente.

    Il suo movimento, Italia in Comune, si colloca nell’area del centrosinistra, dove già si contano diversi movimenti. Esclude categoricamente di entrare un giorno nel Pd?

    Da almeno due anni sostengo che il Pd dovrebbe sciogliersi. Secondo me il Pd dovrebbe mettersi in discussione e nel centrosinistra dovrebbero esserci aree chiare: una parte di centrosinistra, una parte di sinistra moderata e una parte di sinistra più tradizionale. Oggi il Pd sta mantenendo una posizione, ma secondo me non può avere uno slancio di ripartenza.

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